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6.10.08

Fear and Loathing at Lincoln Center: uno Spietato al New York Film Festival / 3




Riassunto delle puntate precedenti. Nonostante i termini per richiedere l'accredito siano scaduti, Denise accetta di inserirmi in alcune proiezioni stampa. Vado a vedere il film di Desplechin - splendido - vestito come per andare in ufficio, evitando con un piccolo stratagemma che gli Intellettuali Snob dell'Upper West Side mi scambino per uno yuppie e mi uccidano. Tutti conoscono e salutano una donna anziana vestita in modo appariscente - Sylvia. Chi sarà mai?



Terza puntata. In cui si parla di Ernesto "Che" Guevara, di Steven Soderbergh, di Michael Bloomberg, di comunismo, di intervento dello Stato nel mercato, di stili di vita salutari, di Legge sulle Calorie dei Pasti, di divieto di fumo, di slippery slope, di Obama e McCain, di sanità pubblica, di Illy Metodo Iperespresso, di pop corn.



L'ultimo Film Impegnato di Steven Soderbergh


Ernesto Rafael Guevara de la Serna è un Cristo laico e pop. La foto scattata da Alberto Korda il 5 marzo del 1960 è più famosa di qualsiasi crocifissione o resurrezione. Ciclostilata, dipinta, serigrafata, stampata su magliette da quattro soldi, bandiere, murales, bicipiti. Il Che è un'icona pop di cui si sa poco, un santo martire senza contesto. Anche Soderbergh vuole trattarlo così, checché ne dica, con la sua arietta supponente, in conferenza stampa. Non vedo neppure una t-shirt del Che allo Ziegfeld Theater, stamattina, mentre faccio la coda per prendere un secondo cappuccino graziosamente offerto da Illy - uno dei due sponsor italiani del NYFF assieme alla Regione Sardegna (1) -  a una delle due apposite postazioni Illy, cercando così di attrezzarmi chimicamente per affrontare i 262 minuti dell'ultimo Film Impegnato di Steven Soderbergh (in lingua spagnola) (2). Riconosco subito alcune facce già viste. L'Uomo con la Giacca di Velluto e gli Occhiali Tondi con Montatura in Cellulloide Scura che Sorride Storcendo Mezza Bocca. L'Inviato Effeminato della Rivista della Tale Università. Il Critico Pauroso che S'Impressiona coi Rumori Improvvisi e la Violenza (e che darà il meglio di sè, scopriremo, durante la proiezione di The Wrestler). La Critica Anziana che S'Appisola a Dieci Minuti dall'Inizio. E poi lei. Sylvia. Che avanza col suo bastone, i suoi occhiali scuri, la sua aura di ineccepile glamour portata con consumatissima nonchalance.


La fila per l'espresso o cappuccino Illy

La fila per ottenere l'espresso o il cappuccino omaggio alla postazione Illy si snoda proprio davanti al bancone deserto dei pop corn e delle bibite. Nessun raffinato cinéphile che si rispetti potrebbe avvicinarsi a quel bancone e ordinare una coca o un bicchierone di pop-corn sotto lo sguardo vigile, carb-conscious (3) e critico degli altri raffinati cinéphile in coda proprio lì davanti per ottenere un delizioso espresso o cappuccino Illy, bevande dal contenuto calorico bassissimo se non nullo nonché segno inconfondibile di urbanità e cosmopolitismo. La fila per la postazione Illy è assai più snella e rapida di quella, mastodontica, che dopo i primi 131 minuti di film si avvolgerà tutt'intorno ai due locali del primo piano dello Ziegfeld Theater per consentire a tutti di accedere ai piatti piccoli e freddi del buffet (4). La pausa buffet, sebbene insoddisfacente, si renderà fisiologicamente necessaria. Soderbergh ha confezionato un film dalle dimensioni abnormi, salomonicamente diviso in due metà identiche, cui a volte ci si riferisce come due "parti" o addirittura due "film" (5). La prima parte del film segue il Che a Cuba durante la Rivoluzione, dal pranzo con i membri del Movimiento 26 de Julio in cui Guevara incontra per la prima volta Castro, sino alla presa di Santa Clara, vittoria decisiva per la Rivoluzione Cubana. La seconda parte, subito dopo il buffet, salta alcuni anni e ci mostra il Che in Bolivia, nel suo ennesimo (e stavolta fatale) tentativo di esportare la Rivoluzione fuori da Cuba (6).


Dei cruciali addentellati politici del buffet organizzato a metà della proiezione


Il buffet, il cui unico problema, apparentemente, sembrerà essere quello delle modeste dimensioni (il mitico J. Hoberman, storico critico del Village Voice e uno dei cinque selezionatori del NYFF (7), in fila davanti a me per il buffet, commenterà sconsolato sul fatto che l'organizzazione abbia infine deciso in favore dei piattini piccoli - cosa che fa supporre un ricco e interessante dibattito, financo all'interno del Comitato Selezionatore, sulle dimensioni dei piatti di plastica neri da offrire alla stampa per il buffet) - tuttavia, il buffet (e tutto l'intervallo di 50 minuti tra i primi 131 minuti di film e i secondi 131 minuti di film) porrà principalmente un'altra e più cruciale questione. Squisitamente politica.

Che, infatti, tenta un'astrazione non insolita nella storia della sinistra "moderata" ma tuttavia assai dubbia: la celebrazione dell'eroe e della passione politica e/o civile (celebrazione che prende le forme di un'agiografia sobria, misurata e abbastanza sincera: un'onesta agiografia) unita alla rimozione di gran parte dell'ideologia e della prassi rivoluzionaria che sono state contesto necessario e inscindibile di quella passione e di quell'eroismo (8). In breve, l'agiografia del Che senza (o quasi) Cuba. Il buffet piomba sull'orda di critici americani come un'ellissi subdola espressamente destinata a confondere la mente dello spettatore e a camuffare il sintomo più nitido di questa operazione ideologica. Non ci sarà l'entrata a La Habana. Non ci sarà la presa del potere di Fidel. Non vedremo mai Guevara nei panni di membro del governo cubano, presidente di corte d'appello, comandante di prigione, capo dell'Istituto per la Riforma Agraria, direttore della Banca Nazionale, Ministro dell'Industria. Lo lasceremo guerrigliero prima dell'insalata di riso con verdurine e lo ritroveremo nuovamente guerrigliero dopo l'espresso sempre graziosamente offerto da Illy. La pratica del potere, inadatta a un Martire Idealista, è una parentesi inutile. Soderbergh proverà a chiarire la sua posizione in conferenza stampa: Non sono ovviamente un comunista, dirà. Non credo che i principi economici del marxismo funzionino e neppure la metodologia rivoluzionaria. Quello che interessa a Soderbergh, diciamo noi, è un'astrazione: engagement versus disengagement, dirà lui. Impegno (civile, politico) contro disimpegno. Una volta che ha preso la decisione di impegnarsi - dirà Soderbergh del Che - si è impegnato in modo totale. In altre parole: dell'impegno del Che resta la forma e la generica sostanza della lotta degli sfruttati contro gli sfruttatori. Ma, intendiamoci, per carità, la violenza è sbagliata, il comunismo è sbagliato e Cuba è sbagliata. (Ma l'embargo pure, dirà Soderbergh, è sbagliato). Si può distillare la genericità di una passione e di un sentimento civile e farne un monumento di cinque ore cercando di dribblare il più possibile l'indelebile contesto in cui si è storicamente calata quella vicenda? La risposta è no. Quantomeno, non si può pretendere di far ingoiare l'incerto equilibrismo ideologico alla gente confidando in un misero buffet con piatti piccolissimi.


Delle abitudini alimentari del Popolo e della legittimità di un intervento del Potere Politico sulla questione


Mentre avanzo verso la postazione Illy, ancora ignaro del film e dei significati politici del previsto buffet, contemplo il pannello colorato che illustra agli inesistenti clienti le sei differenti dimensioni di pop corn vendute al bancone deserto. Si tratta di una lista in ordine decrescente per dimensioni del bicchierone e, ovviamente, per prezzo. In basso c'è la porzione più piccola. In alto, il minaccioso Jet Tube, il sesto e più imponente bicchierone di pop corn offerto ai potenziali mangiatori di pop corn in visita allo Ziegfeld Theater. Uno Jet Tube, dice il cartello, ha 1.359 calorie. Secondo le Tabelle dell'Institute of Medicine of the US National Academy of Sciences (9), il fabbisogno energetico giornaliero di un maschio adulto di 30 anni alto circa un metro e ottanta con un indice di massa corporea (MBI, body mass index) di 18.5 Kg/m² e un livello basso di attività fisica (vale a dire un coefficiente PAL, physical activity level, compreso tra 1,4 e 1,6) (dunque poco superiore al livello sedentario - da 1,0 a 1,4 - inferiore al livello attivo - da 1,6 a 1,9 - e molto inferiore al livello molto attivo - da 1,9 a 2,5), corrisponde a una quantità di calorie pari all'incirca a due Jet Tube dello Ziegfeld Theater. Un po' di meno, in realtà.

L'informazione provvista dai gestori del bancone deserto dello Ziegfeld Theater - proprio alle spalle dell'omino annoiato posto a presidiare il suddetto desolato bancone - è però in grado di mettere in guardia il potenziale cliente dall'enorme apporto calorico del Jet Tube. Detto potenziale cliente, munito di tabella dell'Institute of Medicine of the US National Academy of Sciences (o semplicemente conscio della quantità di calorie richieste dal proprio corpo secondo i principi stabiliti dall'Institute of Medicine of the US National Academy of Sciences), può agilmente trarre la preoccupante conclusione secondo cui ingurgitare un Jet Tube (cosa facilissima nell'arco di 262 minuti di guerriglia) soddisferebbe più di metà dei propri requisiti energetici della giornata (ipotizzando che il nostro potenziale cliente sia anagraficamente e fisicamente simile a me) senza offrire granchè dal punto di vista nutrizionale (ma anzi bombardando il proprio corpo di grassi, la metà dei quali saturi (10)). Il cliente avveduto, pertanto, potrebbe utilizzare l'informazione nel modo migliore, vale a dire prendendo una porzione più piccola di pop corn o meglio ancora evitando del tutto il pop corn e preferendogli un po' di frutta (cosa difficile da trovare al bancone di un cinema, tuttavia) ovvero (scelta caloricamente saggia, ma non del tutto salutare a causa degli effetti nocivi della caffeina) fare la fila per ottenere un espresso o cappuccino gratutito a una delle due postazione Illy (opzione non disponibile a tutti i frequentatori dello Ziegfeld Theater sempre e comunque, ma soltanto ai fortunati Critici Intellettuali Accreditati o ai fortunati possessori di un biglietto per una proiezione del NYFF (11)).

L'idea che la trasparenza informativa sugli apporti calorici induca il Popolo a migliorare le proprie abitudini alimentari - idea non aliena da retaggi socratici (12) - è alla base di una delle tante appassionate iniziative salutiste dell'amministrazione Bloomberg a New York City: la legge cittadina che obbliga (certi) bar e ristoranti ad appendere dei cartelli con cui si informa il pubblico (in caratteri di grandezza almeno uguale a quella con cui è scritto il prezzo) della quantità di calorie contenute nella pietanza di cui stanno valutando l'acquisto. La battaglia di Michael Bloomberg sulle calorie (che di recente ha visto il Sindaco trionfare in una delle tante cause intentate dall'Associazione dei Ristoratori) si inserisce nell'ambito dell'ambiziosa lotta del Sindaco repubblicano contro i nocivi stili di vita dei newyorkesi. Il divieto assoluto di fumo in tutti gli spazi pubblici fatta eccezione per le strade cittadine, nel 2003. Il divieto di uso di trans fats nei locali della Grande Mela, nel 2006. L'imposizione di nuovi standard alimentari per i pasti serviti da enti pubblici (compresi scuole, centri per anziani, ospedali pubblici, parchi, prigioni), nel 2008. Nonostante l'opposizione accesa della lobby dei ristoratori (che, evidentemente, condivide le medesime premesse filosofiche del Sindaco e vuole evitare proprio le conseguenze che Bloomberg vorrebbe invece ottenere, cioè un calo dei consumi - quantomeno di certi prodotti) e una grossa battuta d'arresto inflitta dal Giudice Holwell della United States District Court di Manhattan (che ha dichiarato inapplicabile una prima versione del provvedimento), Mike Bloomberg e il suo "assessore" alla salute Thomas Frieden sono andati avanti decisi: hanno riscritto il provvedimento "entro la cornice dei principi enunciati dal Giudice Holwell" (così ha dichiarato Frieden di recente) e hanno nuovamente sfidato ristoratori e voci critiche per migliorare peso e condizioni di salute degli abitanti di New York.

Per Bloomberg (che per queste sue crociate salutiste si è guadagnato il soprannome di Nanny Mayor, Sindaco Tata), l'idea di buon governo include lo sforzo per tentare di migliorare la salute dei cittadini, sia imponendo alle aziende d'informare i consumatori su certe caratteristiche dei loro prodotti (la storia delle calorie), sia arrivando a penalizzare il consumo di certi prodotti (aumento delle tasse sulle sigarette: a New York un pacchetto di Marlboro Rosse costa quasi 9 fottuti dollari, appena di là dall'Hudson, in New Jersey, costa circa la metà) o addirittura a vietarne l'uso (la storia dei trans fats). Non si tratta certo di una cosa che si è inventata Mike. I tre suddetti tipi d'intervento a tutela della salute sono sbocciati da anni in tutto l'occidente (dalle scritte sui pacchetti di sigarette al progetto del nostro Sirchia sulle mezze porzioni nei ristoranti) e appartengono a un genere di politiche vecchissime.

Che il nuovo campione americano del Salutismo sia un Repubblicano (per quanto atipico) come il sindaco di New York potrebbe stupire soltanto chi non si fosse ancora accorto che l'Amministrazione Repubblicana di George W. Bush sta affrontando la tremenda crisi finanziaria di questi giorni con un massiccio programma di intervento pubblico nell'economia, una roba che nella socialdemocratica Unione Europea non è affatto scontata (13). Tuttavia, le obiezioni teoriche a questo tipo di intrusione dello Stato (o, che filosoficamente fa lo stesso, del Comune) negli stili di vita dei cittadini sono degne di considerazione. Abbiamo deciso di suddividerle in tre differenti gruppi, sulla base del tipo di "valore" che le obiezioni in questione si preoccupano di difendere:

1) Le obiezioni liberomercatiste

Possiamo sintetizzare questo tipo di obiezioni con le parole di Chuck Hunt, portavoce dell'Associazione dei Ristoratori: "Questo è un caso in cui il governo s'impone sul modo in cui si conducono gli affari". Per un liberista serio, imporre per legge a un ristoratore i costi per rifare i menu e i tabelloni dei prezzi per introdurre delle informazioni che non convergono affatto col suo interesse alla massimizzazione del profitto è il Male. La politica si mette in mezzo al libero e virtuoso dispiegarsi delle forze economiche del mercato. Cosa che, generalmente, fa più danni che altro.

2) Le obiezioni libertario-individualistiche

L'imposizione, più o meno invasiva, di modelli di comportamento virtuosi contro comportamenti ritenuti dannosi ma che non fanno male a nessuno se non al soggetto che li pone in essere, è il Male. Il Governo non ha alcun diritto di vietarmi di diventare grasso, beccarmi un tumore ai polmoni, avere un infarto, diventare un tossico finito, spaccarmi la testa cadendo dal motorino. Specialmente in un sistema in cui lo Stato non assicura (se non in minima parte) cure pubbliche ai malati.

3) Le obiezioni di merito

Qui entrano in campo, in genere, gli studi scientifici. Sui dubbi effetti dannosi del cosiddetto fumo passivo, ad esempio. O, per restare alle calorie, sul fatto che il contenuto calorico di un alimento rivesta o meno tutta questa importanza per la dieta di un individuo. Nelle memorie depositate dall'Associazione dei Ristoratori in una delle cause promosse contro Mike "Nanny Mayor" Bloomberg, si legge che l'affissione delle calorie invierebbe ai consumatori il messaggio sbagliato, vale a dire che la quantità di calorie sia l'informazione nutrizionale più importante su una pietanza, quando invece è molto più importante conoscere la quantità di carboidrati, grassi, vitamine, proteine e altri nutrienti contenuti nell'alimento che si sta per consumare.


Il Che, Obama, McCain e la sanità pubblica

Giunto davanti all'omino piazzato là dalla Illy per offrire gratuitamente cappuccini ed espressi ai Critici Intellettuali venuti a frotte per gustarsi i 262 minuti dell'ultimo lungometraggio del progressista ma ovviamente non comunista Steven Soderbergh, e ordinato il mio cappuccino, poggio in un angolino della postazione Illy il mucchio di cose che mi porto dietro, così da poter prendere in mano il bicchierino di plastica con tanto di logo Illy che l'omino di lì a poco mi offrirà. Tra le suddette cose poggiate nel suddetto angolino (che comprendono: il mazzetto di fotocopie fornite dalla IFC Films per tentare di trasmetterci l'Importanza e il Lungo Lavorìo che sta alla base di Che, una copia del numero corrente di New York magazine, una Moleskine da vero Critico Intellettuale, ben due penne, una brochure Illy Metodo Iperespresso presa mezzora fa in previsione della nota a piè di pagina numero 14 (14) e alcune stampe di giornali americani online sulla crisi di Wall Street), mi cade l'occhio su un argomento utilizzato dai liberisti duri e puri contro il Piano di Salvataggio delle Banche proposto dal Governo e che, ironicamente, è in genere uno degli argomenti preferiti dai proibizionisti di varia natura contro certi cavalli di battaglia libertari come il diritto all'eutanasia o la liberalizzazione delle droghe leggere: l'argomento dello slippery slope

L'argomento dello slippery slope potrebbe riassumersi così: accettare la Tal Cosa A avvierà un processo a catena che porterà alla Tal Altra Cosa B, C, D e infine alla Tal Altra Cosa Z che è una cosa orripilante. Quindi, fermiamoci in tempo e blocchiamo la Tal Cosa A. Molto più sinteticamente, potremmo riassumere l'argomento dello slippery slope con l'espressione "si comincia con questo e poi...", evocando ma non enunciando le funeste conseguenze che ci attendono. Per esempio: se accettiamo il Testamento Biologico finiremo per uccidere i bambini nati malformati in nome del diritto a una vita dignitosa. Esempio numero due: se forniamo siringhe pulite ai tossicodipendenti finiremo per legalizzare lo spaccio dell'eroina. Esempio numero tre, di gran moda in questi giorni, è: se cominciamo a salvare le banche con denaro pubblico finiremo con l'industria nazionalizzata e il comunismo. 

L'argomento dello slippery slope viene bene con la faccenda del salutismo. Se cominciamo a vietare il fumo nei luoghi pubblici e ad appendere i cartelli delle calorie nei bar, finiremo per rinchiudere per decreto i ciccioni in palestre statali finché non tornino al Peso Forma Legale. 

In materia di salute, l'argomento dello slippery slope è in genere usato dai Repubblicani per mettere paura alla gente sulle degenerazioni della sanità pubblica. Anni fa, Ronald Reagan, parlando della sistema che assicura cure pubbliche agli anziani (Medicare), disse qualcosa del tipo: se non stiamo attenti, finiremo col raccontare ai nostri figli e ai nostri nipoti di quando l'America era libera. Ancora oggi, uno dei temi caldi della campagna elettorale (dopo l'Economia e la Guerra) è la sanità. Obama dice di voler aumentare la copertura sanitaria degli americani, introducendo norme contro la discriminazione dei malati, sussidi per le famiglie a basso reddito e piani di assicurazione pubblica che competano con quelli privati. McCain vorrebbe sostanzialmente eliminare certe facilitazioni fiscali per i datori di lavoro che offrono assicurazioni sanitarie ai dipendenti e dare in cambio ai cittadini del denaro (circa $2.500) per farsi un'assicurazione individuale per conto loro (15). Ernesto "Che" Guevara (16) la pensava in modo diverso: in un discorso del 19 agosto 1960, noto come Sulla Medicina Rivoluzionaria disse: "Il lavoro che oggi è affidato al Ministero della Salute e a simili organizzazioni è di fornire servizi sanitari pubblici per il più grande numero di persone possibile, istituire un programma di medicina preventiva e orientare il pubblico alla realizzazione di pratiche igieniche". Non suona neppure così comunista, dai. In Europa potrebbe dirlo, persino oggi, anche un politico moderato. Ma Barack Obama non si sognerebbe mai di dirlo in America. Chissà cosa ne pensa Mike Bloomberg, soprattutto su quella storia di orientare il pubblico verso pratiche igieniche (come l'astensione dal fumo e una dieta equilibrata). 


Epilogo: Cose simpatiche dette da Steven Soderbergh in conferenza stampa



A) A proposito delle lunghe interviste e numerose ricerche fatte durante la lavorazione del film: "Mi sembra che Ballard una volta abbia detto: La ricerca è l'ultimo rifugio per chi è privo di immaginazione". 

B) A una dei tre Critici Intellettuali che, per mostrare a tutti di non essere blogger qualsiasi o inviati sfigati della radio locale del Queens, hanno tenuto a precisare di aver visto già il film a Cannes (17): "Complimenti per averlo visto due volte, è coraggioso da parte sua".

C) Sulla forma in cui si proverà a distribuire il film (che poi sarebbe, pare, la forma in cui noi l'abbiamo visto al NYFF, due parti di 131 minuti cadauna): "Chiediamo al pubblico un impegno simile a quello che chiedeva il Che ai suoi compagni".


(3- continua)

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(1) La Regione Sardegna è sponsor del NYFF per il secondo anno consecutivo con un brand creato appositamente per il Festival e uno slogan che recita "Sardinia, almost a continent".

(2) Come noto, Steven Soderbergh mescola con invidiabile agilità blockbuster prodotti dalle major e pellicole indipendenti. Come emerge da questo grafico, la carriera di Soderbergh procede per cicli più o meno regolari che alternano il contenuto di hollywoodianità e di indipendenza delle produzioni. 

(3) Carbohydrate-conscious o, in forma abbreviata, carb-conscious è una persona che è consapevole della quantità di carboidrati richiesti da una dieta salutare e vigila attivamente al fine di non eccedere tali quantità e mantenere una buona forma fisica.

(4) V. Piantina.

(5) Sull'Internet Movie Database, le due "parti" sono considerate due veri e propri film distinti con due titoli diversi Guerrilla e The Argentine.

(6) Soderbergh dice in conferenza stampa che i diversi formati delle due parti (rispettivamente, 2.35:1 e 1.85:1) rispecchierebbero due differenti approcci (epico e più hollywodiano, il primo, e più "intimo" il secondo) al personaggio Che.

(7) La commissione selezionatrice del NYFF è formata da 5 componenti: Richard Pena (da 20 anni direttore del Festival), Kent Jones della Film Society del Lincoln Center, J. Hoberman del Village Voice, Scott Foundas del LA Weekly e Lisa Scharzbaum dell'Entertainment Weekly.

(8) Cioè la rimozione sia di una qualsiasi apologia del contesto rivoluzionario sia di qualsiasi critica alle contraddizioni legate a quello stesso contesto (in breve né con Gianni Minà, né con Alvaro Vargas Llosa).

(9) V. Tabelle.

(10) Gli acidi grassi saturi sono quelli in cui sono assenti i doppi legami nella catena carboniosa. Da decenni sono considerati una delle principali cause di cardiopatie, anche se più di recente l'attenzione (e l'ostilità) degli studiosi si è concentrata sui cosiddetti grassi trans. Secondo dietfacts.com una porzione media tipica di pop corn da sala cinematografica, cucinato nell'olio di cocco, ha circa 900 calorie di cui più del 70% proveniente da grassi, circa 70g di grassi di cui più di 40g sono saturi.

(11) I prezzi per le proiezioni del NYFF al pubblico variano dagli 11 dollari dei film della retrospettiva su Oshima ai 40 dollari dei 3 film maggiori (film d'apertura: Entre les murs di Cantet; film "centrale": Changeling di Eastwood; film di chiusura: The Wrestler di Aronofsky).

(12) In estrema brevità, secondo il cosiddetto intellettualismo etico di Socrate, l'uomo fa il Male perché non conosce il vero Bene. Perché chi conosce il Bene non può fare che il Bene. 

(13) I salvataggi pubblici effettuati da singoli Stati Membri (essendo impraticabile, con l'attuale bilancio comunitario e con l'attuale struttura politica dell'UE, una soluzione unitaria), come quello già avviato dal Belgio, pongono delicati problemi di compatibilità con le norme europee sugli aiuti di stato.

(14) Illy Metodo Iperespresso vende due macchinette per espresso e cappuccino, dal design accattivante, la Francis Francis X7 che costerebbe 595 dollari ma che potrei comprare a soli 395 dollari grazie allo sconto di 200 dollari cui mi dà diritto la brochure prelevata allo Ziegfeld Theater, e la Francis Francis X8 che costerebbe 695 dollari ma che potrei avere per 495 dollari. In verità, basta andare sul sito illyusa.com/iper per avere lo stesso sconto di cui parla la brochure.

(15) Il tema, chiaramente, è complesso. La posizione espressa nel testo tradisce una certa predilezione per le proposte di Obama.

(16) Una nota a piè di pagina sulle origini del soprannome "Che" sarebbe troppo banale e quindi non è stata prevista in questa terza puntata di questo formidabile reportage. Tuttavia, sappiate che questa non è la cosa più snob che è accaduta intorno a me questa sera. La più snob è la frase di un mio amico che ha detto "io compro trench soltanto a Londra". La seconda cosa più snob è stata quando David Gedge, cantante dei Wedding Present, ha detto al pubblico "come saprete, noi non concediamo mai bis".

(17) Uno di questi Critici Vogliosi di Esibire la loro Presenza a Cannes ha pensato di fare una domanda in cui chiedeva semplicemente a Soderbergh di confermargli che le 4 o 5 inutili differenze che aveva notato tra la versione proiettata a Cannes e quella proiettata lì a New York fossero corrette.


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scritto da RT @ 20:37  

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