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1.1.08

I 50 dischi più ascoltati/ 2007

***10 ALBUM CONSUMATI***
YOKO ONO - Yes, I’m a witch
Sembra scelta fin troppo facile quella di una raccolta come album dell'anno ma Yes, I'm a witch si impone di necessità poiché
a) è stato, di gran lunga, il più ascoltato del mio 2007
b) è una raccolta fino a un certo punto
c) è un atto dovuto a un'artista che adoro da sempre e sulla quale si è cumulata in decenni una montagna di stronzate senza pari.
Yoko si odia, è luogo comune talmente assodato che ci si è dimenticati persino il perché (ha fatto sciogliere i Beatles! Siamo seri, per favore). Soprattutto la si odia senza saperne niente (non è mia intenzione riassumere qui le tappe di una carriera artistica straordinaria giocata su vari campi e sempre a eccezionali livelli, ci si documenti prima di pensarne qualsiasi cosa) e senza ragioni (im)precisate. Stronzate tante in questi anni, si diceva (al punto che non le tengono dietro quelle scritte su Paul McCartney, un altro su cui si è sputato a lungo senza ritegno e criterio o – in Italia – l'ultimo, immenso Lucio Battisti), e oggi questo disco ripropone una serie di tracce della sua inattaccabile (benché attaccata a lungo) produzione musicale che gli addetti ai lavori europei snobbavano mentre la Nostra diventava un'icona (negli USA gode di tutt'altro rispetto) e un punto di riferimento centrale per tante musiciste d'avanguardia che (i nostri occhi e le nostre orecchie non ci ingannano) oggi le devono quasi tutto. Una serie di artisti voluti da YO sceglie un pugno di tracce del repertorio della Strega e le rielabora: remix, sovraincisioni, piccoli trattamenti personalizzati, dipende da chi ci mette mano. Il risultato? Esaltante. Si vada dall'ossessione dell'adorabile O'oh (a cura di Shitake Monkey), alle più prevedibili riletture di pezzi quali Kiss kiss kiss e Sisters O Sisters (rispettivamente: Peaches e Le Tigre), per poi trapanare cuori con un’infilata di perle sensazionali: Death of Samantha che i Porcupine Tree virano in psichedelia sublime, la maccartiana You and I con i sognanti Polyphonic Spree, la suite Cambridge 1969 reinventata in pezzo delirante di durata standard dai Flaming Lips, Everyman Everywoman (la migliore traccia di Double Fantasy, sia detto per inciso) che Blow up, azzerando il quasi reggae originario e dando di pulsante base elettro-techno e coretti retro, volge in trascinante, geniale sabba danzereccio (un DJ smaliziato avrebbe potuto farne un inno estivo) riuscendo dove aveva fallito Basement Jaxx qualche anno fa. A Jason Pierce degli Spiritualized tocca Walking on thin ice, il pezzo più famoso della Ono (ai – ai – ai – ai - ai) che, datato 1981, venne riproposto in chiave poli-remix nel 2003 sbancando le charts (impossibile dimenticare l'Electromix dei Pet Shop Boys, irresistibile cafoneria discotecara, e lo splendido video di Mike Mills animato da Arya Senboutara): Pierce rinuncia a giocare sul ritmo (l’avevano già fatto tutti), elide la parte parlata e ipnotizza l’ascoltatore con un mantra inaspettato . Ancora? Da Prezzemolo Antony a Cat Power che prestano discreti vocalizzi a Toy Boat (semplicemente deliziosa la base creata da Hahn Rowe) e Revelations, alla title track ("Yes, I'm a witch/I'm a bitch/ I don't care what you say") che The Brother Brothers rendono hard e devastante come poche cose quest'anno. E I’m moving, uno dei cantati più memorabili (diciamola tutta: in Double fantasy non brillava meno di John). Soprattutto: Rising (dall'ultimo, magnifico album di inediti inciso con IMA, il gruppo del figlio Sean) che DJ Spooky trasforma in lucente quadro astratto e il toccante finale Shiranakatta (I Didn't Know) cui Craig Armstrong dona un languore dei suoi e una sezione archi che ci sbrindella l'anima a dovere.
Avanti.
Il brano: tutti

PINBACK- Autumn of the Seraphs
Icone dell’indie giunti all’apogeo creativo. Un album in cui tutto risplende: le composizioni, le costruzioni armoniche (con un basso prodigioso che non perdona), i sublimi impasti vocali. Una raffica di brani che non dà tregua, meravigliosamente costruiti, certo, ma anche pulsanti, vivi, con momenti di creatività abbacinante: tra malie anni 80 – l’adorabile Bouquet che nella strofa sembra chiamare a convegno gli spettri di Howard Jones, Nik Kershaw e Kaja GooGoo; o la tremendamente new wave Good to Sea - e tentazioni poliziottesche – l’attacco di Blue Harvest è Messagge in a bottle – si scavano un posticino nel cuore la virata al secondo minuto di Walters (forse il momento cruciale di quest’annata: splendido cambio di marcia in un fluire continuo, senza ritornello) che incede toccante, il piano che comincia a sgocciolare e micro orgasmi (ahah-ahah) a sorreggere l’esplosione "da venire": il colpo di batteria è un tuffo al cuore che libera il cantato (pelle d’oca in cuffia) e interrompe l’amplesso col nodo in gola tutto da sciogliere; la melodia di Subben for Eden; la sghemba andatura del capolavoro Devil you know con le piste vocali a rincorrersi; il finale maestoso di Off by 50 in cui i Nostri sfoderano una progressione epica che obbliga tutto l’album al puntuale replay.
Emotivo/emozionante.
Il brano: Walters, Devil you know

ENZO CARELLA - Ahoh Yé Nanà
Pochi, indimenticabili album in questi anni. Canzoni fatte di singulti, asimmetrie, sospiri. Fatte di suoni provenienti da decenni passati ("tutti gli anni suonati per anni nelle canzoni") e per questo moderne, una voce che ti incatena e si incrina. Sette anni per godere di questa meraviglia, già rara, già dimenticata e seppellita (esattamente come le altre).
E i testi di Pasquale Panella che con lui ha iniziato e che non ha mai mollato (qui produce addirittura), che continua a considerare il suo cantante preferito. Un album di brani nudi perché privi di paraventi, che smontano la barzelletta della verità in musica e ci dicono che dietro una meodia, dietro un testo non c’è assolutamente nulla. Bastano i titoli: Banalità, La vita è un’altra, La canzone su di me e quel capolavoro assoluto che è Oggi non è domani in cui Panella sembra levarsi un sassolino dalla scarpa: la rivalutazione dei 5 dischi bianchi di Battisti arriva oggi, tardiva, opportunista, strategica, ipocrita. Parole come pietre:
"La superficie sarà, domani, profondità.
E questa esteriorità, domani, profondità.
Il senza senso sarà, domani, l’intensità.
Se oggi dico di no, domani acconsentirò.
Oggi non è domani per fortuna."
La più lucida, disincantata e spietata analisi sulla forma canzone dai tempi de L’apparenza (un titolo giudicato allora incomprensibile e oggi di chiarezza abbagliante).
Da avere, in originale, come tutti gli altri.
“C’è nel tramonto la parodia
di quel pronome che piace di più:
tu tu
tu tu
tu”
(Tramonto)
"Canzoni dell'altro mondo ma, chissà come, capitate in questo".
Trasparente.
Il Brano: Oggi non è domani

THE FIELD – From here we go to sublime
Prendere un solo sample di un brano (di Kate Bush, per esempio, ma anche di Lionel Ritchie) dilatarlo, fino a farlo diventare irriconoscibile, mandarlo in loop, variarlo: l’effetto ripetitivo a oltranza fa percepire il cambiamento minimo come un vero e proprio evento per l’udito. La cellula sonora trapiantata ha generato qualcosa di inimmaginabile, di ipnotico, di inafferrabile. Quella di Axel Willner è musica concettuale e minimalista, astratta e impalpabile, ma sorprendentemente umana e calda. E’ un viaggio che abbiamo già compiuto tantissime volte e che continuiamo a intraprendere entusiasti.
Dalle casse ti arreda una stanza. In cuffia tocchi l’Altra Dimensione.
Il meglio che la musica elettronica abbia partorito in questi anni.
Meno rivoluzionario di quel che si dice (e Akufen, allora?) ma comunque l’album più “importante” del 2007.
Sublime.
Il brano: tutti

OF MONTREAL - Hissing fauna, are you the destroyer?
Se un gruppo mescola tutta la musica che ci piace (Eno: She’s a rejector, spudorata; Bowie, Prince, Talking Heads etc etc), lo fa con ironia e personalità, se il prodotto che ne scaturisce è orginale, intenso e bislacco, se poi contiene il picco dell’annata allora stiamo parlando degli Of Montreal.
"Things could be different
But they're not"
Colorato.
Il brano: The past is a grotesque animal (che domande)

YEASAYER – All hour cymbals
Ci piace questo miscuglio di tutto (disco difficilissimo da classificare: c’è folk, elettronica, etnica, ci sono gli anni 80 - Peter Gabriel, si è detto, io aggiungerei una spruzzata di Stone Roses -) con vago sapor mediorientale, ci piace la freschezza, il suono, le voci, quei cori pieni d'eco che fanno comunità. E 2080 è uno dei cinque pezzi “da alzata di testa” (sei indaffarato a fare una cosa e improvvisamente alzi la testa e ti chiedi cosa sia quella meravigliosa canzone che sta passando) di quest’anno.
Bello e impossibile.
Brano: 2080

THE BEES – Octopus
Da quando ho il Pod, Free the bees è l’unico album che è sopravvissuto al primo upload. Il secondo album della band si avvia verso il medesimo destino di “intoccabile”. Se possibile la ricetta del gruppo (si prenda la musica degli anni 60 e la si rifaccia come se fossimo negli anni 60 ma sapendo che sono passati 40 anni ) si è addirittura perfezionata. Vogliamo vederli dal vivo.
Retrospettivo.
Brani: Ocularist

FUJIYA & MIYAGI – Transparent things
Transparent things è un distillato di contemporaneità: cos’è il post 2005 in musica? Questo album è una possibile risposta. E una collezione di singoli potenziali.
Attuale.
Il brano: Ankles injuries

VINICIUS CANTUARIA - Cimbals
L’ennesimo disco di Cantuaria non è l’ennesimo disco di qualcun altro. E’ l’ennesimo disco di Cantuaria, uno che, sull’onda del complice Arto Lindsay, ha gettato un ponte tra il Brasile e New York, tra la tradizione e l’avanguardia, mantenendo i suoi quadri musicali straordinariamente puri e lievi. Impossibile sottrarsi alla magia di questi 40 minuti sospesi. Come al solito ospitate di lusso: Marc Ribot e Brad Mehldau tra gli altri.
Cantuariano.
Un brano: Prantos

ULRICH SCHNAUSS - Goodbye
Pensavate che non fosse possibile ascoltare in anteprima le canzoni delle lounge room dell’Aldilà? Vi sbagliavate di grosso: il Paradiso può attendere.
Angelico.
Un brano: Stars

***10 ALBUM CONSUMATI ED ESCLUSI DAI TOP CON LA MORTE NEL CUORE***
*AIR – Pocket symphony (io dico ancora decisamente di sì/ a questi due francesi qui)
*CARIBOU – Andorra (che bello, soprattutto quella traccia che fa tatatata tata)
*TWO LONE SWORDSMEN – Wrong meeting (mi hanno detto: Delusione! Non sono più elettronici! - Vabbè fatevene una ragione, dico io)
*THE BATTLES – Mirrored (io ci sento pure Fripp qua dentro)
*SPOON – Ga Ga Ga Ga Ga (se inizia lo devi finire: una delizia questo album)
*WILCO – Sky blue sky (all'inizio non mi piaceva, ma certi album bisogna ascoltarli assai perché all'improvviso esplodono)
*PATRICK WOLF – The magic position (costui ha talmente tanto talento che quasi mi infastidisce)
*ROBERT WYATT – Comicopera (e che gli vai a dire)
*SUPER FURRY ANIMALS – Hey Venus (Bowie, Roxy, glam e un sacco di altre cose: catalogo di chicche chiccose. Se lo presti o lo regali fai sempre la tua porca figura. Poteva stare nella top 5 per quel che ne so)
*POLYPHONIC SPREE - The fragile army (ci va coraggio a fare gli album come li fanno loro)

*** 10 PRESENZE COSTANTI, NON SOTTOVALUTABILI***
*DAVID KITT - Not fade way (inseparabile compagno di viaggio, il treno se lo chiama senza un vero perché e Don't fuck with me è diventata un inno che dedico a chi so io)
*RUFUS WAINWRIGHT – Release the stars (è un grande album, ascoltato meno degli altri, ma lui rimane un dio: il derby del cuore Wilco- RW è stato vinto, fuori casa, da Rufus, nonostante l'avessi già visto una volta e i Wilco mai - più -)
*JOSH RITTER – The Historical Conquest of John Ritter (ascolti notturni)
*SHINS – Winching the night away (suonano molto Smiths, e quindi sapete com'è)
*SOPHIA – Technology won’t save us (non è bello come il precedente ma l'album ha vari perché)
*ELECTRIC PRESIDENT – Electric President (forse non è di quest'anno, ma a chi importa)
*IRON & WINE – The shepherd’s dog (piacciono molto a un'amica e quindi poi mi si dice ascoltali e io li ascolto e poi piacciono anche a me, ma meno)
*LCD SOUNDSYSTEM – Sound of silver (onestissimi anche nell'applicazione dei modelli. Bravi guaglioni)
*MODEST MOUSE – We were dead before the ship even sank
(mi piace soprattutto una traccia, anzi la chitarra di una traccia - che mi viene il dubbio sia campionata, tra l'altro -)
*ART BRUT - It’s a bit complicated (io amo l'intelligenza, quindi amo questo gruppo)

*** 20 OPERE STIMATE, TALVOTA CON FREDDEZZA***
(in ordine alfabetico, ma solo inizialmente. Poi no)
*AKRON FAMILY – Love is simple (freddezza ma talvolta entusiasmo)
*ANIMAL COLLECTIVE – Strawberry jam (freddezza ma moltissimo rispetto)
*APPARAT – Walls (sembra bello, ma secondo me non lo è o, meglio, lo è meno di quel che appare; però lo ascolti)
*BISHOP ALLEN – The broken string (infine bello, perché Sangiorgio ha insistito, gliene do atto)
*BURIAL - Untrue (massima freddezza, l'incenso mi ha dato alla testa)
*M.I.A. – Kala (calore e anche un po' di ballo)
*NADA – Luna in piena (altro che cantantesse: un album che graffia. Calore)
*THE CINEMATIC ORCHESTRA - Ma fleur (un buon album ma penalizzato da un capolavoro vero, To build a home, sparato in apertura: tutto il resto sfigura, inevitabilmente)
*PIANO MAGIC – Part-Monster (brina sul cd)
*ELUVIUM – Copia (freddezza sporadica, sporadicamente anche palloso ma non al punto di retrocederlo)
*THE NATIONAL – Boxer (bella batteria: mica da tutti)
*ARCADE FIRE – Neon bible (mi mettono in difficoltà: freddezza, con pedalini obbligatori, ma talvolta no)
*MENOMENA - Friend and foe (disturbo piacevole e con un bel po' di ironia)
*ANDREW BIRD – Armchair Apocrypha (nel complesso suona palloso ma i pezzi presi uno per uno sono belli, soprattutto se ti piombano nelle orecchie per caso. Ti dici: cazzo, bello che è? Guardi il Pod ed è quasi sempre lui)
*PANDA BEAR - Pitch Person (molto figliodeifiori, molto corale, molto rigoroso)
*ST VINCENT - Marry me (brava, e il repertorio a volte è proprio buono)
*MANU CHAO – La radiolina (ma come ancora ascolti Manu Chao? Sì, certamente)
*RADIOHEAD – In Raimbows
(oramai è conflitto interiore che mi stanco di combattere, comunque è loffio 'sto disco)
*FUTURE CONDITIONAL - We don't just disappear (molto meglio di Piano Magic: se il progetto parallelo supera il principale non si sa più che pensare)
*THE GOOD, THE BAD AND THE QUEEN - Self Titled (i Blur, insomma)

*** YAWN***
(begli album che hanno rotto subito i coglioni, ma forse sono io, chi può dirlo)

*BRIGHT EYES – Cassadaga (PREMIO DUE PALLE 2007)
*ANGELS OF LIGHT – We are him (anche gli angeli mangiano fagioli)
*KINGS OF LEON – Because of the times (Leoni non si nasce, evidentemente)
*JENS LEKMAN - Night falls over Kortedala (il nuovo Bacharach gigioneggia troppo per i miei gusti, molto meglio il precedente)
*PICASTRO – Whore Luck (mortale; poi dicono che uno si deprime...)
*BJORK – Volta (la signora va presa da sempre a piccole dosi, alla lunga scassa; i duetti con Antony sono tra le cose più pretenziose e fuffose sentite quest’anno)
*PJ HARVEY - White chalk (mai piaciuta; questo album, molto distante dai precedenti, rompe in modo diverso ma rompe uguale, se mi si passa l'ossimoro)
*HELIOCENTRICS - Out there (ci avevamo impiegato anni per liberarci dell’ethno beat e dell’exotica. Tempo sprecato, qua si ricomincia a suon di citazioni e campionamenti vari. La massa di riferimenti è francamente enorme e variegata ma il disco, per quello che mi concerne, va bene come sottofondo sofisticato se ci si parla molto sopra, altrimenti mi proietta di nuovo in piena Generazione Cocktail, nel Buddha Bar, nella lounge jazzata/funkizzata e pallosissima, si fanno insomma passi indietro di una decina d’anni, ci si impelaga nella chill out più leccata, quella che ha rovinato alcune tra le migliori menti della mia generazione. Questo album, subito incensato è il preludio di un flagello. Moriremo tutti con un mojito in mano).

***5 BRANI DA ALZATA DI CAPO***
- THE PAST IS A GROTESQUE ANIMAL - Of Montreal
- WALTERS - Pinback
- TO BUILD A HOME - The Cinematic Orchestra
- 2080 - Yeasayer
- STAY TUNED - Robert Wyatt

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