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18.6.07

Jean-Marie, il doppiaggio, tempo che passa

Camminando tra le bancarelle, al modo dei mai troppo ammirati sfaccendati, mi sono imbattuto, tempo fa, in una copia di Filmcritica, per l'esattezza del n. 203 (anno XXI, gennaio 1970). La copertina parla de “I migliori film del 1969” “Nuova Avanguardia” “Walerian Borowczyk, conversazione”. All'interno però il primo pezzo in cui ci si imbatte (pag. 2-3) è una lettera. Questa è introdotta dall'anonima voce di redazione, in grassetto:

Pubblichiamo – al posto dell'editoriali – il testo di questa lettera di Jean-Marie Straub, diretta agli uffici competenti della RAI, perché ci sembra efficace testimonianza della battaglia intrapresa dalla rivista contro il doppiaggio.

19 febbraio 1970

Poi viene l'epistola di m. Straub agli impenitenti della RAI. Si sfrondino alcuni riferimenti culturali, alcune citazione e quel poco di vetusto che si porta dietro. Era il 1970, badino, lor signori.

Caro Dottore,
i venti milioni di telespettatori italiani, l'industria culturale o la cultura di massa sono un mito totalitario, al quale rifiuto di sacrificare doppiando Les yeaux ne veulent pas ent tout temps se fermer (Gli occhi non vogliono in ogni tempo chiudersi) Non credo alla massa, credo agli individui, alle classi sociali e alle minorità (che, come dice Lenin, saranno le maggioranze di domani).
«Bisogna, dice Pierre Schaeffer della televisione francese, dapprima considerare il telespettatore come un uomo responsabile e intelligente. Ora, il mondo intero fa l'inverso. Una volta per tutte si è deciso che esisteva un telespettatore banale che bisognasse neutralizzare per mezzo della distrazione. È la tecnica americana del “rating”. A New York, otto giorni dopo il lancio di una trasmissione, si sonda il pubblico. Se la trasmissione non ha il coefficiente voluto, essa è direttamente e semplicemente eliminata. È il gran numero che fa la legge. E questa assurdità sta per varcare l'Atlantico. Più televisori ci sono, e più si vuole parlare a tutti in una volta. Però, è l'inverso che è vero. Più televisori ci sono, più bisogna diversificare i tipi di pubblico. L'obiettivo non è comunque l'anestesia!».
Non soltanto in Francia, in Germania, in Olanda, in Svizzera... ma anche nella maggior parte dei paesi dell'America del Sud, la gente è abituata a vedere dei film in lingua straniera; gli Italiani sono veramente il popolo più sottosviluppato del mondo?
Jorge Luis Borges scrive: «Quelli che difendono il doppiaggio ragionano (talvolta) che le obiezioni che gli si possono opporre possono opporsi, anche, a qualunque altro esempio di traduzione. Questo argomento disconosce, o elude, il difetto centrale: l'arbitrario inserto di un'altra voce e di un altro linguaggio. La voce di Hepburn o di Garbo non è contingente; è, per il mondo, uno degli attributi che le definiscono. Conviene anche ricordare che la mimica dell'Inglese non è quelladello Spagnolo.
Più uno spettatore si domanda: Giacché c'è usurpazione di voci, perché non anche di figure? Quando sarà perfetto il sistema? Quando vedremo direttamente Juana Gonzales nella parte di Greta Garbo, nella parte della regina Cristina di Svezia?
Sento dire che nelle province il doppiaggio è piaciuto. Si tratta di un semplice argomento di autorità; mentre non si pubblicano i sillogismi dei “connaisseurs” di Chilecito o di Chivilcoy, io, per lo meno, non mi lascerò intimidire. Sento dire anche che il doppiaggio è dilettevole, o tollerabile, per quelli che non sanno l'Inglese. La mia conoscenza dell'Inglese è meno perfetta della mia conoscenza del Russo; con tutto ciò, io non mi rassegnerei a rivedere Alexander Nevsky in un altro idioma che il primitivo e lo vedrei con fervore, per la nona o la decima volta, se dessero la versione originale... Peggio del doppiaggio, peggio della sostituzione che comporta il doppiaggio, è la coscienza generale di una sostituzione, di un inganno».
Una legge fascista (sulla difesa della lingua italiana!) ha fatto dell'Italia la camera a gas dei film stranieri. Perché, come dice Jean Renoir (che è l'uomo che ha meglio compreso il cinema), «il doppiaggio è un assassinio». «Si tratta sempre di (sor)prendere la vita. (Sor)prendere la vita è anche (sor)prendere nell'istante la voce, il rumore... Io appartengo ancora alla vecchia scuola della gente che crede alla sorpresa della vita, al documentario, che crede che si avrebbe torto di negligere il sospiro che una ragazza emette suo malgrado in tale circostanza, e che non è riproducibile.»
Il mio film Les yeux ne voulent pas... (Gli occhi) riposa precisamente su quelle cose che non sono «riproducibili» - sull'incarnazione del verbo di Corneille in ogni personaggio nell'istante, il rumore, l'aria e il vento, e sullo sforzo che fanno gli attori e il rischio che essi corrono, come funamboli, da un capo all'altro di lunghi testi difficili registrati in presa diretta – cioè nel medesimo tempo dell'immagine: in perfetto sincronismo.
Tentare di «ricostruire» questo sincronismo in studio e in Italiano sarebbe non soltanto assurdo e menzognero, ma costerebbe settimane, forse mesi di lavoro – e si dimostrerebbe senza dubbio in molti casi impossibile.
E chi mi garantisce che questo lavoro andrebbe in onda?
sono quasi due anni che noi abbiamo lavorato per alcune settimane in quattro al doppiaggio in Italiano del commento del mio film Chronik der Anna Magdalena Bach (ho accettato di fare questo doppiaggio per la televisione e il pubblico italiano, perché era possibile, trattandosi di un commento parlato parallelamente all'immagine), e questo film non è ancora andato in onda!
Propongo dunque di sottoporre alla televisione in agosto una versione di Les yeux ne voulent pas... (Gli occhi) sottotitolata in Italiano (che vorrei nello stesso tempo mostre al festival di Venezia); se la televisione rifiuta questa versione sotto-titolata, io preferisco rinaunciare ai quindici milioni di partecipazione della RAI al film.
Come Giuseppe Bertolucci «aspetto il tempo delle abitudini nuove» ; credete nei miei migliori sentimenti.

(Jean-Marie Straub)

PS. «L'attività artistica meno di tutto si presta
al meccanico uguagliamento, al livellamento,
al dominio della maggioranza sulla minoranza»
Lenin
PPS. «I nostri compagni non devono credere, che qualcosa
che essi non capiscono,
sia assolutamente incomprensibile anche alle masse»
Mao Tse-Tung



Alla fine, la terza di copertina della rivista pubblicizza nuovi servizi per il civilizzato italico popolo: "La filodiffusione" fornita dalla SIP.

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scritto da LG @ 12:38  

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