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5.2.06

Film TV (redux)

Ancora per questa settimana, per problemi relativi alla raggiungibilità dell'archivio la pagina dei film in tv (dal 5 al 11 febbraio) va online in forma ridotta, qui sotto, con alcune indicazioni, link a nostre recensioni e alcune note gentilmente offerte da Niccolò Rangoni e Hans Ranalli. Inevitabile e sospirata, tornerà anche la normalità

La pagina delle recensioni reca gustose novità, oltre ad interessanti aggiornamenti:
ORGOGLIO E PREGIUDIZIO (Joe WRIGHT)
PERSONA NON GRATA (Krzysztof ZANUSSI)
BATTAGLIA NEL CIELO (Carlos REYGADAS)
FRAGILE (Jaume BALAGUERO')
SENZA DESTINO (Lajos KOLTAI)

Tra le anteprime segnaliamo: AEON FLUX e WALLACE & GROMIT E LA MINACCIA DEL CONIGLIO MANNARO



DOMENICA

Introduzione all'antropologia di Imamura [rai3]
Storia del giappone del dopoguerra di Imamura [rai3]
Mister miliardo di Kaplan [canale 5]
Anche gli uccelli uccidono di Altman [canale 5]
Erba nostrana di Gyllenhaal [italia 1]
Che fine ha fatto toto' baby di Alessi [rete4]
Fuoco assassino di Howard [rete4]
Lo specialista di Llosa [rete4]
Testimone a rischio di Pozzessere [rete4]
Nella città l'inferno di Castellani [rete4]
Giamaica di Foster [la7]
Il diavolo in calzoncini rosa di Cukor [la7]
La scelta di sophie di Pakula [la7]


LUNEDI

Wasabi di Krawczyk [rai2]
Il minestrone di Citti [rai3]
x-men 2 di Singer [italia1]
non avere paura della zia marta di Bianchi [italia1]
conflitto di classe di Apted [rete4]
per un pugno di dollari di Leone [rete4]
casino de paris di Hunebelle [rete4]
domenica è sempre domenica di Mastrocinque [la7]

MARTEDI

John q. di Cassavetes [rai2]
Assassinio al cimitero etrusco di Martino [italia1]
I cowboys di Rydell [Rete4]
Paura e amore della von Trotta [Rete4]
Pieta' x i giusti di Wyler [la7]


MERCOLEDI

Il diario di bridget jones di Maguire [Rai 1]
The big kahuna di Swanbeck [Rai 1]
A spasso nel tempo di Vanzina [canale5]
Il dolce rumore della vita di G.Bertolucci [italia1]
Interludio di Sirk [Rete4]
Gli occhi del delitto di Robinson [Rete4]
La collina del disonore di Lumet [Rete4]





GIOVEDI

I fetentoni di Di Robilant [su 7gold]
Fughe da fermo di Nesi[italia1]
David e golia di Pottier [Rete4]
L'urlo dell'odio di Tamahori [Rete4]
Il giustiziere della notte 2 di Winner [Rete4]
Victor victoria di Edwards [Rete4]
Quel fenomeno di mio figlio di Walker [la7]

VENERDI

Bela donna di F. Barreto [Rai 2]
Il denaro non è tutto di Whelan [Rai3]
Hotel mocambo di Whelan [Rai3]
Servizio in camera di Seiter [Rai3]
The jackal di Caton-jones [italia 1]
Once we were strangers di Crialese [italia 1]
Romeo e giulietta di Zeffirelli [Rete4]
Al di là di ogni ragionevole dubbio di Furie [Rete4]

SABATO

In the bedroomd di Field [Rai 1]
Il mistero dell'acqua della Bigelow [Ra1 1]
Divorzio all'italiana di Germi [rai 3]
Percezioni di Ghose [Rai 3]
L'età di cosimo de medici di Rossellini [Rai 3]
Quintet di Altman [canale5]
Scarface di Depalma [Rete4]
Men
in black 2
di Sonnenfeld [italia1]
Angel heart di Parker [italia1]
Lo sbirro,il boss e la bionda di McNaughton [Italia1]
Betrayed di Costa-Gavras [la7]

FUOCO ASSASSINO **1/2
(USA 1991) di Ron Howard con Kurt Russell, William Baldwin, Robert De Niro, Donald Sutherland, Jennifer Jason Leigh, Scott Glenn, Rebecca De Mornay, J. T. Walsh. Scritto dal Gregory Widen (che fa anche una comparsata) di HIGHLANDER, è pieno di stereotipi spettacolari e melodrammatici, un GRAND HOTEL di pompieri, protagonisti di vari episodi. Realizzato, comunque, a regola d'arte, contiene delle sequenze da antologia nella strenua lotta contro il fuoco. Fra il ricco cast, si distinguono De Niro e Sutherland. rete4,15.55·········(Niccolò Rangoni)

CONFLITTO DI CLASSE ***
(USA 1991) di Michael Apted con Gene Hackman, Mary Elizabeth Mastrantonio, Larry Fishburne. Su di un'ottima sceneggiatura si ricamano le prove superbe dei due protagonisti: del professionismo di Gene Hackman sapevamo, la sorpresa è una Mary Elizabeth Mastrantonio che gli tiene testa. Si parla di due tipi di conflitto, grossomodo distribuiti nelle due parti in cui si divide l’opera: uno incentrato sul rapporto padre/figlia, commovente e straordinariamente credibile; l'altro ruota fra opportunismo e senso etico, innescato in modo trascinante nel dramma giudiziario. rete4,16.30·········(Niccolò Rangoni)

L'URLO DELL'ODIO ***
(USA 1997) di Lee Tamahori con Anthony Hopkins, Alec Baldwin, Elle MacPherson, Harold Perrineau, L. Q. Jones, Kathleen Wilhoite. Un miliardario, un fotografo ed il suo aiuto scampano ad un incidente aereo fra le montagne. Devono sopravvivere nei boschi e affrontare un orso Kodiak./ Lee Tamahori torna agli umori selvaggi del suo esordio (ONCE WERE WARRIORS), usufruendo di uno script di David Mamet, solo in apparenza lontano dalle sue tematiche abituali: il testo è teso a dimostrare come l'uomo, allo stato brado e di fronte al pericolo, debba per forza rinunciare alle sovrastrutture comportamentali della civiltà, manifestando il proprio vero Io. Il miliardario Hopkins può finalmente (dimostrare di) valere senza i propri soldi ed apprezzare un'interazione personale non falsata dagli interessi, anche se basata solo sull'odio. Mamet non fa che trasporre “la vita come gioco d’azzardo” nel richiamo della Natura, dove l’essere umano, più che mai, rinuncia alla solitudine proprio in quanto manifestamente isolato e smette i deperibili abiti dell’uomo economico. I bluff e i colpi di scena mametiani trasferiscono la propria evidenza nelle sfumature di caratteri che non sono mai ciò che sembrano. Non possono non ricordare UN TRANQUILLO WEEKEND DI PAURA (Uomo contro Natura, homo homini lupus, Istinto contro Ragione) la lotta incubale per la sopravvivenza, lo scenario (magnificamente immortalato dalla fotografia naturalistica di Don McAlpine in un’Alberta fatta passare per Alaska) e alcune dinamiche psicologiche. Peccato che la pellicola non sia del tutto sorprendente, non rinunci a certi cliché, e che la sceneggiatura marchi troppo i messaggi, ad esempio ripetendo più volte le proprie chiavi di lettura. Le sequenze di cacciatore e preda con l'orso sono impressionanti. rete4, 21.00·········(Niccolò Rangoni)

IL GIUSTIZIERE DELLA NOTTE 2 **1/2
(USA 1981) di Michael Winner con Charles Bronson, Jill Ireland, Vincent Gardenia, J. D. Cannon, Anthony Franciosa, Larry Fishburne. Paul Kersey, il vigilante/killer di criminali, si trasferisce con la figlia da New York a Los Angeles e ritrova, esasperato, la stessa, imperante delinquenza./ A sette anni di distanza dall'originale, che ebbe molto successo, Michael Winner, dopo alcune prove fallimentari al box-office, non ritenta la fortuna, ma vuole andare sul sicuro, clonando il precedente e spostando solo l'azione da una metropoli all'altra. Quelle che là erano tensione ed adrenalina all'ennesima potenza, abile esaltazione dell'animo inconsciamente "vendicativo" dello spettatore, si trasformano in meccanismi grossolani ed industriali di reiterazione. Personaggio e racconto sortiscono ancora il loro effetto, più per un fenomeno di nostalgia (che sovviene a chi aveva gradito l'anarchico primo episodio) che per reali meriti, in una pellicola studiata a tavolino per cavalcare l'onda di una fama precedente. Il regista dirige con svogliatezza, ma solo visionando il successivo (sempre ad opera sua), quasi inguardabile IL GIUSTIZIERE DELLA NOTTE 3 (Anno Domini 1985), ci si può rendere conto che produzione e regia sono ben lontane dall'aver toccato il fondo, la parvenza d'un certo decoro è, qui, ancora salva. Bronson cesella le sue espressioni da mastino simpatico e chiama al proprio fianco Jill Ireland, sua compagna preferita d'avventure cinematografiche. rete4,0.05·········(Niccolò Rangoni)

THE JACKAL **1/2
(USA 1997) di Michael Caton-Jones con Bruce Willis, Richard Gere, Sidney Poitier, Diane Venora, Tess Harper, J. K. Simmons, Mathilda May. La mafia russa progetta un attentato politico e assolda "The jackal", camaleontico ed imprendibile killer. L'Fbi si fa coadiuvare da un detenuto che è l'unico ad averlo visto in faccia./ Per attualizzare il romanzo di Frederic Forsyth e la (quasi) omonima pellicola diretta da Fred Zinnemann nel 1973, la produzione infarcisce il soundtrack di brani dei Massive Attack e dei Prodigy, fa scorrere gli accattivanti titoli di testa sulle immagini documentarie dell'URSS comunista, trasforma Lo Sciacallo in un esperto d'informatica e corregge il nemico: dall'O.A.S. (movimento sovversivo di destra francese con De Gaulle come bersaglio) alla mafia russa che vuole assassinare la First Lady (!), per sfizio (?), spendendo 70 milioni di dollari (!!). Non che IL GIORNO DELLO SCIACALLO fosse meno improbabile e dotato di una drammaturgia più trascinante, ma il presente si limita ad imbastire la solita caccia all'ultimo battito cardiaco, con l’epico parallelo di sguardi affilati fra buono-cattivo, il tutto senza alcun spessore, colmo di convenzioni di genere. Siamo allora solidali con il regista Zinnemann (che, di sicuro, dirigeva con meno anonimato) e il protagonista di allora Edward Fox (uno "sciacallo" di ben altro fascino maledetto) che, all'uscita della pellicola, hanno parlato di remake non necessario, di mercanzia in sostituzione della mancanza d'idee. Ordinaria, non disdicevole, amministrazione: buone scene d’azione (quando Richard Gere rischia di rimanere schiacciato da due treni ad effetto digitale, ad esempio), divertimento (il cameo di Larry King che intervista una finta First Lady, le gag del ciccione assoldato dal killer), un Bruce Willis che con l’innato sorriso autoironico, non persuade mai come temibile assassino di ghiaccio e si limita a cambiare parrucchino ogni dieci minuti, un cast stellare che andava sfruttato meglio e schemi rigidi che pesano. italia1,21.00·········(Niccolò Rangoni)

SCARFACE ****
(USA 1983) di Brian De Palma con Al Pacino, Michelle Pfeiffer, Robert Loggia, F. Murray Abraham, Steven Bauer, Mary Elizabeth Mastrantonio. E’ difficile fare un capolavoro da un capolavoro (l’originale è di Howard Hawks, datato 1930, e dello sceneggiatore Ben Hect, cui il film è dedicato), ma questo di De Palma è un gangster-movie di Ascesa e Caduta completamente avulso dal suo predecessore, dove il regista di thriller sanguinolenti, nel suo primo film ad alto budget, si incontra con l’epica megalomane e violenta di Oliver Stone (sceneggiatore) e ne scaturisce un prodotto delirante e troppista. L'azione si sposta da Chicago a Miami, l'horror fa capolino nella sequenza gore in cui un uomo viene fatto a pezzi da una sega elettrica (!). Il gangster è ancora l'anti-eroe, ma De Palma, da un lato, ne carica le valenze negative, spogliandolo delle vesti romantiche del suo predecessore, dall'altra non esalta l'istanza morale del cinema classico americano ed esibisce la sola sovranità del Male e della Violenza. Sottolinea anche il tema dell'incesto che era latente in Hawks. Fra vario citazionismo (anche QUEIMADA), nella prima sequenza il Montana di un immenso Pacino afferma di aver avuto come maestri d'inglese James Cagney e Humphrey Bogart. rete4,0.35 ·········(Niccolò Rangoni)

LO SBIRRO, IL BOSS E LA BIONDA **1/2
(USA 1992) di John McNaughton con Robert De Niro, Uma Thurman, Bill Murray, David Caruso. Mad Dog è un poliziotto quieto che sogna di diventare più coraggioso o un artista. Salva la vita, per puro caso, ad un potente strozzino che, per ringraziarlo, gli "affida" una bella bionda./ McNaughton salta in bocca alle Major, dopo un'onorata carriera da indipendente "maledetto" (a cominciare da HENRY, PIOGGIA DI SANGUE). Avendo anche affrontato, dopo l'orgia violenta di quell'esordio, delle anomale commedie (IL CACCIATORE DI TESTE), era il regista adatto (secondo il produttore Martin Scorsese) per lo script di Richard Price (che compare nella parte del detective del ristorante), un misto di poliziesco drammatico-realistico-crudo, comicità e sentimento. Nel dosaggio di questi generi il film è bizzarro, nei risultati e negli ingredienti, invece, si rivela un prodotto medio(cre). L'ironia è spesso intelligente, ma si disperde in una calma piatta dove il ritmo è lasco ed il contenuto, ai limiti della favola, si fa inconsistente. De Niro passa dall'altra parte e si guarda recitare: interpreta un timido sognatore mentre, intorno a lui, si aggirano gangster e uomini duri, un Murray (che interpreta un comico) che lo cita in RE PER UNA NOTTE, McNaughton che lo ricorda ne IL CACCIATORE (il cervo in città) o in TAXI DRIVER (quando l'attore sogna di impugnare la pistola a due mani).Il migliore sul campo, il più d'effetto, ma anche quello con il personaggio disegnato in modo meno banale è Murray, sempre a suo agio nei ruoli di simpatico bastardo. E' nei suoi occhi, nel finale, che si prova il primo brivido di tutto il film, è nei suoi sguardi che si ricomprendono in un attimo tutti i temi sfiorati dall'opera: la romantica storia d'amore, la violenza, la solitudine, la ricerca dell'amicizia. La Thurman recita benissimo l'amplesso. Da ricordare la gag di De Niro che canta "I'm just a gigolo" e la scazzottata finale. italia1,3.50·········(Niccolò Rangoni)

QUINTET
(USA 1979) di Robert Altman con Paul Newman, Vittorio Gassman, Fernando Rey, Bibi Andersson, Brigitte Fossey, Nina Van Pallandt. Nella sua pomposa gravità, il ripieno filosofico del film (prudentemente rinnegato dal regista, ma troppo ingombrante per non gettare il suo peso nella valutazione dellopera) ne costituisce il punto di gran lunga più debole. Maggior spicco posseggono la cornice e i particolari: lancor oggi suggestivo apparato scenografico, che esordisce col biancore abbagliante di una distesa di neve tagliata in orizzontale da una linea grigia e inquietante; latmosfera di sospensione e sospetto, ben impostata in ogni sequenza e poi dispersa in verbosi interventi e in scioglimenti lambiccati o ridicoli; scampoli di conversazione allusivi e tesi (in particolare, il breve confronto tra Andersson e Van Pallandt, apparentemente neutro, scocca scintille); il fulmineo confronto finale tra lintruso e il sesto; gli onnipresenti cani neri, lugubre corteo che, in continua ricerca di cadaveri da divorare, segue gli umani anche sulle sponde gelate del fiume. La fantasia di Altman armeggia con lincubo del futuro, ma non cava gran costrutto dalla speculazione post-atomica o post-catastrofe ambientale: lincombere dellimponderabile scombina le tessere del gioco mortale condotto da unumanità che attende lestinzione e ha sostituito la speranza con lassassinio, e il monotono gravamedella responsabilità con ladrenalinico carburante del pericolo immediato e strisciante. Sarebbe una buona allegoria per il nostro tempo; ma lallegoria va lasciata correre, mentre qui la sua libertà, per non dire della polisemia, viene soffocata nella culla dalle chiose disseminate ovunque e declamate con tono saccente (Gassmann) o mellifluo (Rey). Un film che si apprezza per frammenti, difettando unintellegibile se non intelligente decostruzione del genere apocalittico o almeno una sua astuta rielaborazione formale (mentre la civetteria dellobiettivo non a fuoco dal quale è osservata la vicenda aggiunge un tocco di cervellotico intellettualismo); unopera mancata che testimonia dellansia di sperimentazione di un grande autore; una commedia priva diumorismo ove gli interpreti maschili si muovono come sotto ipnosi, e i soli guizzi vitali giungono dalle infallibili attrici. Canale5 ore 2.20 ············(Hans Ranalli)

scritto da L'amministratore @ 11:59  

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