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12.1.06

Onde Elettrodomestiche
serial pt.3

Ho finito, prometto. Se mai dovesse venirmi voglia di scrivere ancora qualcosa cercherò di farlo in modo differente ma, ormai, siamo qui e balliamo.
Tra l'altro ho scoperto questo piacevole strumento, w.bloggar, una comoda interfaccia per scrivere elaborare e preparare un post, vedere l'anteprima e pubblicarlo direttamente, compatibile con tutte le principali piattaforme e CMS. Se vi incuriosisce l'argomento c'e' anche Ecto (gratuito per 21 giorni).
Bah, alla fine, probabilmente, è solo una questione psicologica, non c'e' forse molta differenza, forse, a scrivere in un qualunque word processor e pubblicare tramite browser... Non ci badate. Non durerà a lungo.
Piuttosto cerchiamo di farla finita con la serialità che ha invaso il vostro focolare domestico. Ho lasciato qui in fondo le stranezze che ci sono state proiettate addosso sperando così di poter ripartire con una base di riferimenti per le future evenienze.

   OZ Dopo il passaggio satellitare delo scorso anno non era certo che qualche canale via etere si accollasse questo scomodo fardello. La serie, ormai conclusa da un pezzo negli USA iniziò nel '97, trasmessa dalla HBO fu uno dei primi grandi e chiacchierati successi del canale via cavo. Si tratta, per farla breve e sbrigativa, con dovizia di brutalità e sevizie, dei rapporti interni ad uno speciale braccio di massima sicurezza di una prigione, Il Paradiso. Tensioni personali, sociali, razziali e religiose si incastrano con il brigare dei personaggi per il potere. A rapire l'attenzione sono due elementi di un certo interesse, oltre ai suddetti, il fatto che la sezione di prigione sia caratterizzata dalla trasparenza e la presenza di un narratore divino che recita ballate rap dentro un cubo trasparente rotante, su una sedia a rotelle. Questo secondo elemento appesantisce molto -soprattutto nella versione italiana- l'impostazione, la continua presenza moraleggiante getta una luce pedante sugli avvenimenti e proprio non si regge. Molti personaggi caratterizzati con forza (un altro punto debole è il direttore idealista alla Brubaker) e la semplice idea di una messa in scena che si può pensare di definire teatrale, pur condite con una dose massiccia di disprezzabile violenza, dovrebbero tenerci incollati e, forse, con buona disposizione d'animo, ci riuscirebbero pure ma Italia 1 si è dannato l'anima pur di farVi uscire dai gangheri se ancora non Vi siete convertiti al satellite o registrate compulsivamente tutto quanto. Stabilita la stravaganza dell'oggetto e la patina di anzianità il mio disinteresse si è fatto palpabile e gli episodi sono stati stoccati in un angolo remoto dell'encefalo.

   Tru Calling E questo che roba è? Oggetto Misterioso con protagonista l'ammazzavampiri speculare di Buffy e coprotagonista Jason "Brandon" Priestley (i capelli sempre scolpiti nel titanio). La sig.na Tru ha la dubbia fortuna di poter rivivere le giornate in cui qualcosa è andato storto - e per una che lavora in sala autopsie, insomma...- ma per quale motivo? Per salvare chi muore? Suo opposto è appunto il Brandon che al soldo di una qualche misteriosa organizzazione (la Spectre? le Streghe? I Ragni? chissenefrega) deve fare in modo che la gente che deve schiattare, alla fine, schiatti. Nel corso della sola prima stagione già tutte le carte si sono mischiate, le parti invertite, i viaggi nel tempo fatti vertiginosi, le domande esistenziali pedanti e lagnosette. E me lo sono guardato tutto. Cosa che non getta una buona luce sulla mia sanità mentale.
E mi sono pure guardato ampi sprazzi di Angel che, nonostante provenisse da quel simpatico geek che è Joss Whedon (sua una delle serie più interessanti dell'annata, Firefly), non ha dato la perversa e infantile soddisfazione che si otteneva da alcune mitiche puntate di Buffy, soprattutto quelle deliranti di fine stagione, apocalittiche oppure quelle in versione musical. Sciocco ma non abbastanza. E poveristico come uno spin off qualunque.
[update sulla questione degli spi offs che proliferano Joss Whedon, lui medesimo ne parla su Tv Guide, abbastanza divertente.

   Monk Una delle sorprese dell'annata, infilato sotto il pulsante meno utilizzato del mio telecomando, quello che fa apparire il simbolo di Rete4. Il delirio psicotico di Monk sorretto dalla fida assistente (altra figura di donna di tutto rispetto) in quel di San Francisco, città purtroppo poco sfruttata negli ultimi anni. Monk è la macchietta dell'ossessivo-compulsivo. Presente come faceva Bill Murray in Tutte le manie di Bob? Ecco, dotate l'individuo di un intuito formidabile, al limite dell'ermetico alla Rain Man (+storia di moglie morta strappafegato+problemi relazionali), mettetegli la faccia di Tony Shalhoub e incredibilmente otterrete, con una buona dose di artigianalità di base sui ritmi comici e il design complessivo, un fresco cosetto capace di intrecciare lo whodunit e stuzzicare la curiosità intellettuale nella risoluzione dei casi con i canoni della serialità moderna. Insomma, da una parte ci sono crimini che vengono risolti grazie a concatenazioni deduttive -spesso cervellotiche et ammiccanti- al limite della surrealtà e oltre. Dall'altra una manciata di personaggi e di attori di tutto rispetto, spicca, e se ne avete mai sentito la voce originale, non si può dimenticare, Ted Levine. Il meccanismo è ripetitivo, e molto, ma la media delle puntate è decorosissima lasciando spazio più ad alcuni episodio intimenticabili come quello in cui Monk incontra il fratello, altrettando schizzato, intrepretato da John Turturro. E dire che nessuno ci avrebbe puntato un centesimo, nemmeno oltreoceano dove sono rimasti allibiti nel constatare il crescere dell'attenzione. Effettivamente, diciamolo, ci vogliono due o tre puntate per prendere le misure alla serie.

   Dottor House Dicevamo di ripetitività? E ci risiamo: House, MD è uno scheletro di serie. Si regge, per quello che ci è stato dato di vedere, su uno schema basilare. Malanno strampalatissimo, gruppo di studenti che le prova di tutti i colori, consigliati più o meno dal capo, aggaravarsi del malanno, colpo di genio (o di culo, a seconda dei casi). Una roba indigeribile non fosse per l'eponimo eroe, il dott. Gregory House, sciancato, analgesico dipendente, assai stronzo, trauma fisico e psicologico a stringergli il cranio (da non dimenticare l'amico fraterno interpretato da Robert Sean Leonard): sulle sue spalle il peso dell'intera diegesi, non solo la finalità dell'intera azione narrativa ma gli spazi stessi non esisterebbero senza la sua fastidiosa presenza. Una esilarante spina nel culo, ci puoi scommettere. E, infatti, a fine stagione si è prospettato qualcosa di nuovo, ma non diamo molta fiducia, c'e' lo zampino di Brian Synger. Che non è proprio un sigillo di garanzia, suvvia.

   La Vita Secondo Jim Era almeno dal tempo dei Robinson che le serie centrate sulla famiglia, quelle per l'intrattenimento preserale, mi facevano venire degli ascessi purulenti di schifo. Poi ci sono stati i Simpson (che adesso sono andati in malora). E ora c'e' il nucleo famigliare allargato di Jim: la moglie Cheril, i tre figlioletti, il fratello e la sorella di lei.
I Simpson, Live Action! James Belushi è un bisonte pigro, bugiardo, lavativo, appassionato di sport -purché siano squadre di Chicago- e con una mimica al limite del parossismo e della follia. Puro genio al cazzeggio. Su Italia 1 alle sette di sera sono andate in onda due annate, ora le repliche. Le prime puntate, se vi avete incappato, erano di puro assestamento, come decine di altri prodotti del genere, tutti i luoghi retorici di prammatica infilati uno dietro l'altro. Poi, magicamente, la perla della follia pura è spuntata in quest'ostricaccia. Avete presente John Belushi in Blues Brothers che, a cena, con un accento esotico propone allo spocchioso vicino di tavola di acquistare il figlioletto? Ebbene il disturbante effetto di quella comicità istintiva sembra non sia andato del tutto perso e spunta, incredibile a dirsi, proprio dove mai ce lo si aspetterebbe, nella placida situation comedy per famiglie. Certo gli ultimi cinque minuti danno un colpo alla botte ricomponendo la situazione iniziale con sdilinquiti moraleggiamenti che però, ancora una volta, vengono cancellati dal finalissimo surreale in cui la puch line viene affidata ad una gag già presentata durante la puntata o ad un elemento completamente stravagante (e chi si dimentica il cane domestico crudelmente nomato "Gary Sinise"?). E non stupisce affatto che molti dei contributi abituali provengono da registi e autori di La Tata e Frazier. Jim Belushi (se non fosse un enorme ammasso di carne colesterolica lo si direbbe adorabile) è anche produttore e fa un certo piacere che pur non avendo quasi mai schiodato le sue pesanti terga da Chicago (fin dagli esordi con Strade Violente, oh yeah) ed essendo precipitato a recitare con i cani per lunghi anni ancora abbia una verve indiscutibile. La band con cui suona Jim è quella di Belushi. Comparsate multiple di Dan Akroyd.
Stimola l'appetito e fa crescere sani e forti. olè.

Mi sento colpevole nell'aver inflitto questi tre polpettoni non molto approfonditi ma mi sembrava doveroso liberare il campo per, magari, approfondire qui o là. Nel frattempo è ricominciato OC -che mi fa schifo e su cui altro non ho da dire- e Nip/Tuck e su questo mi sa che dovremo tornare se si sveglierà dal torpore anche ST che sull'argomento ne ha da dire. E comunque io aspetto la prossima puntata in cui ritorna il transessuale più strepitoso a memoria d'uomo...beh..insomma risponde al nome della dea Famke Janssen.
Non andatevene, prima o poi torneremo [rumore di passi, di corsa, porta che sbatte, auto che sgomma]

scritto da LG @ 14:22  

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