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9.1.06

Onde elettrodomestiche
serial pt. 2

Dicevamo di quello che ci ha portato questo primo moncone di annata televisiva (perché l'estate, si sa, è la morte). Il livello è, da qualche tempo, piuttosto alto e i canali via etere sembra si siano resi conto che trattare meglio le serie rende più pacifici gli spettatori. E si possono quindi somministrare alte dosi di schifo in forma di fiction nostrana con attorucoli e registucoli e produzioncelle indigeribili. In costume visto che la memoria dei fasti RAI degli anni che furono parla di grandi trasposizioni letterarie. Ma di quelle robe non ho nulla da dire. Sono oltre la mia capacità d'assorbire scemenza.
Mentre ci sono però non mi voglio far mancare una bella dose di insulti ed espressione di disprezzo nei confronti di Mediaset e soprattutto di chi gestisce il palinsesto di Canale5 che avrebbe tra le mani una delle serie più belle che si siano mai viste, uno spettacolo per gli occhi e per la panza, pagata ormai quattro anni fa in bei soldoni perché furoreggiava oltre oceano. I telegiornali dettero grande risalto. "Finalmente anche in Italia" (che è il Paese del Terzo Mondo in cui viviamo, oh, yeah)! I Soprano è la punta di diamante della produzione di narrazione seriale, rivaleggia con indimenticate sit com e con grandi progetti come Crime Story e Wiseguy (inedite da noi) e per impatto culturale siamo dalle parti della vertigine di Miami Vice. Cosa succede? Che la si spedisce in terza serata, a mezzanotte quando va bene), che gli ultimi episodi vengano accorpati e dislocati a caso, che non si dia notizia dell'inizio della stagione. Non ne ho dato conto nel post della settimana scorsa per il solo fatto che, a questo punto, mi comprerò i cofanetti (all'estero che qui nel Terzo Mondo sembra che siano fatti di platino) e mi rimbecillirò con un'iniezione da overdose. La complessità della trama, la grande varietà di personaggi e l'altissima qualità del dialogo (reso con approssimazione in italiano) ne fanno un pilastro che non si può evitare.

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   Medical Investigation Facciamola breve con questa roba che raccoglie rimasugli di altre serie (Boomtown, The practice) impiastriccia con elementi eterogenei -i medici, l'avventura esotica, uno zinzino di scienza. La NBC che la trasmette in america non brilla di questi tempi e qui siamo al fondo di tutto. Dialogo stereotipato, personaggi ridicoli, pose plastiche da pensatori profondi. Noia e schifo fin dall'inizio. Come quello che segue.

   Grey's Anathomy Già. Una robetta insulsa con protagoniste schizzate che si sforzano di essere ggiovani et anoressicamente piacenti (la protagonista è intollerabile). L'ambiente ospedaliero trattato da soap, intrighi, sesso, un po' di crudità operatoria. Senso dell'umorismo non pervenuto. City Hope (per chi se lo ricorda..Hector Elizondo e, nelle prime due annate, Mandy Patikin) era una capolavoro.

   Crossing Jordan Ancora NBC. Ultimi (speriamo) strascichi del misticismo e della contrizione dei personaggi (e non diciamo che è l'effetto 9/11. E' solo cretineria), pochi personaggi interessanti. La protagonista Jill Hennessy viene dalla scuola di Law and Order e come donna in carriera è uan schiacciasassi, azzeccata, molto poco simpatica. Poco altro. Le trame sono puerili, il rapporto col padre, dopo una partenza non indifferente, finito nel dimenticatoio. Soliti strampalati topi da laboratorio. Non si va lontano con così poca carne. La festa finisce in fretta con la gente che dorme sul divano, stufa marcia dell'aggressività inutile e delle visualizzazioni evocate nell'immedesimarsi con il criminale nell'atto criminoso. Descrivere è evocare immagini. Perché le immagini sono sempre la verità? La tv ha questa maledetta tendenza reazionaria. Peccato.

   The Closer Proprio considerando questo curioso prodotto mi è venuto in mente uno dei fili conduttori di questa lista di novità, o forse è solo delirio di onnipotenza. I personaggi femminili da sempre relegati in secondo piano si sono ribellati! Donne protagoniste delle serie spuntate nel mio televisore. In questo caso abbiamo a che fare con un vice capo di Baltimora spedito nel locus poliziesco fondamentale degli ultimi anni: L.A. Kyra Sedgwick è la mosca bianca ma ha di denti affilati e non è interessata ad essere simpatica. Manco per il cazzo. Il cast che la circonda è di tutto rispetto, a partire dal mitico Anthony Denison (Crime Story), Michael Paul Chan (RHD -ruolo molto simile, Strade Violente, Insider), JK Simmons (OZ). Strizzo subito fuori la mia misoginia, scusate, lei è uno dei personaggi più antipatici che mi vengano in mente, stizzosa, sempre sull'orlo della crisi, deicisionista e arrogante. Perennemente premestruale. La serie non ingrana, alcuni episodi sono giochi di bravura nella stanza degli interrogatori ma manca una qualsivoglia idea di messa in scena. O di stile della serie. Se si riuscisse ad ibridare con CSI: MIAMI magari qualcosa di decoroso ci uscirebbe. Speriamo non perda mordente.

   Le Casalinghe Disperate Per i pochi che ancora non l'avevano vista sul satellite è scesa la prima stagione. Inizio coi botti, un po' di calando ma le protagoniste, soprattutto Bree van de Kamp e Lynnette sono uno spettacolo pirotecnico. Scritto con arguzia e realizzato splendidamente. Il fiato è corto, sempre. Si sente l'affanno di affastellare eventi, fregature e di tenerci incollati. E per farlo si gioca sporco, si fa andare in giro la sig.ra Solis in costumino, si fanno spuntare parenti folli e passati che è meglio rimanessero sul fondo della piscina. Il voice over e non solo guardano a Viale del Tramonto, c'e' un pizzico di Lynch, forse, ma non così tanto. E' continuo il lavoro ad esplicitare l'implicito del cinema degli anni cinquanta e sessanta. E la narrazione felice l'avrà vinta. Speriamo duri. Ma i segnali delle ultime puntate trasmesse non fanno ben presagire. Dannazione.

   The L Word La domenica sera su La7, con la sua bellissima sigla grafica con musichetta elettronica, La parola con la L (i titoli delle puntate in orginale sono sempre con la L). Potrà succedere di trovarsi a discutere lungamente ed inutilmente se si tratti di una serie fatta apposta per accalappiare giovani eterosessuali con la beltà delle protagoniste oppure se sia un veicolo per avvicinare l'opinione pubblica al mondo dell'omosessualità femminile. Se si incappa in questa discussione, il mio personale consiglio è fingere un malore o procedere all'ubriachezza molesta. Non se ne esce, una semplice ricerca sul web vi porterà a bei siti di fan e magari, e in caso non lo faccia metto il link, ad una pagina di riferimento su AfterEllen. Fate un giro. Uscendo dalla questione di costume la costruzione della serie è pregevolissima come la varietà di personaggi, bastino solo le puntate in cui Jennifer Beals, direttrice di galleria d'arte contemporanea, si trova alle prese con una manica di integralisti cristiani. La produzione HBO permette una certa libertà - e non solo nella quantità di pelle al vento - e l'intreccio delle vicende è molto curato, tutt'altro che semplicistico il ritratto delle relazioni umane e sentimentali (anche nella semplice schematizzazione della rete di relazioni che si espande). Comparsata di gran classe per Rosanna Arquette. Consiglio caldamente la visione.

   Medium Un'altra piacevolissima Arquette (Patricia) si fa venire le visioni pur di fare qualcosa. E' passato qualche anno dal documentario delle due sorelle "Searching for Debra Winger", presentato a Cannes, in cui in una serie di interviste si indagava il crollo di interesse per le leading actresses oltre i 40 ad Hollywood. Nulla è cambiato ma in compenso ci becchiamo una serie curiosa, a partire dalla varietà di soluzioni utilizzate nella rappresentazione delle visioni della protagonista. Come si diceva nei commenti all'altro post ci sono elementi ideologici tutt'altro che pacificati, l'ambientazione nel profondo Sud (Phoenix, Arizona) può essere addotto a giustificazione ma comunque non lascia indifferenti la puntata sulla pena di morte. Allison DuBois (la sig.ra Arquette) ha tre figlie ed un marito e le visioni su crimini presenti passati e futuri. Il marito, per aggiungere il carico da 90, è un ingegnere aerospaziale e un poco scettico oltre che infastidito dalla compagna che si sveglia sempre di pessimo umore. E' anche vero che il maritino Joe le è sempre accanto alla fine ma c'e' una interessante enfasi sulla solitudine cui conduce la luccicanza. Non tutto va al suo posto, il procuratore Davalos è una figura paterna irrisolta e il detective che ha fatto la comparsa (David Cubitt, già in RHD) è a grave rischio di "sindrome da convertito": da scettico irridente a invasato irredento (me ne vergognerò dopo). Però la tensione è molto ben gestita e il carisma di Patricia Arquette indiscutibile.

E adesso non mi dite che di fronte alle donne non bisogna inginocchiarsi. O forse c'e' una lobby potentissima, là, nel gineceo? O, meglio ancora, ci è esplosa in faccia l'idea della final girl in versione domestica e ribaltata, però. E in casa, si sa, le donne hanno un potere che, nell'universo dello stereotipo e della ricorrenza, ha pochi rivali e nessun confine. Figli, responsabilità, dominio dello spazio. E' un po' delirante ma qualcosa c'è sul fondo. Magari la raschieremo.
Nella prossima puntata altre minuzie, tanto per dare una parvenza di completezza.
Occhio che Martedì sera (domani...) riprende Nip/Tuck su Italia 1, seconda serata.

scritto da LG @ 17:10  

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