leggibilità:

Bianco Su Nero
o
Nero Su Bianco

4.1.06

Onde Elettrodomestiche
serial pt. 1

Il primo blocco di programmazione televisiva è passato e, visto che si poltrisce, faccio qui un polpettone delle impressioni sulle novità ed i ritorni delle serie che hanno illuminato le pigre serate dallo splendido focolare tecnologico ("tivvù..tivvù...non litighiamo più" Homer Jay style).
Leviamoci dai piedi i ritorni con sbrigativa semplicità, a breve le novità e la palma ai preferiti.

   E.R., una droga da ormai dieci anni perché a me mi piace la telenovella ma ci deve essere sangue e gente che sa fare il suo mestiere di scribacchino e regista. E qualche attore che fa buon peso. Però adesso siamo arrivati in prossimità del capolinea. Lo si doveva già supporre quando Romano ha incontrato la Nemesi in forma di elicottero? Forse. Hanno tentato innesti nelle ultime due stagioni per mettere una pezza alle morti e defezioni in serie ma sono tutti degli inutili minchioni incapaci di reggere una puntata sulle loro povere spalle di giovin attori già sulla via del tramonto. Ovviamente non tutto è andato male e le ultime due/tre puntate hanno strafatto in potenza emotiva per tenerci (mi? solo io?) appesi fino all'anno prossimo. Ma con così poco Carter la casalinga che è in me mi sa che non ce la fa.

   Senza Traccia. Non me ne vogliano gli estimatori ma è una serie veramente sciapa, non bastano i tormenti accennati e la perenne smorfia da procione emorroidale di mr. La Paglia a farmi tollerare una manica di rampanti federales tutto lavoro e niente divertimento. Lo schema ricorrente delle puntate non favorisce certo la passione. Buoni valori 'mmerigani, un pizzico di cattiveria -così da acchiappare anche i gonzi (se l'ho guardato però un po' funziona)- e uno schema essenziale: delineare la timeline della sparizione, moraleggiare, sgridare qualche cittadino, incastrare per il bene dell'umanità, portare a casa un'altra puntata. Punto a capo. Ripetere a sfinimento cerebrale dello spettatore.

   CSI: Miami Sono partito con un registro "finto simpatico" che però a questo punto getto nella spazzatura, insieme ai pochi neuroni che hanno registrato informazioni su questa serie, da sempre macchietta di sé stessa (if it makes any sense). Si prenda una puntata a caso e se ne considerino le dinamiche luministiche e sviluppo narrativo.
Svolgimento: le luci sono belle. Un sacco di sole che si riflette pure sui denti di Horatio, sulla pelle botoxata delle comprimarie e un po' ovunque possa fare gioco a confondere le idee. Le luci sono anche un ottimo modo per far vedere bene le belle ragazze. Quanto allo svolgimento narrativo, dati poche coordinate visive continuamente riproducibili (controluce, sole, mare, mettere/togliere occhiali da sole) e delle persone che si muovono e dicono cose disprezzabili (gli attori spero prendano le distanze da quello che viene loro chiesto di fare), sarà sufficiente realizzare una certa quantità di sequenze modulando i dati elementi con l'aggiunta di un po' di sangue e inutile CGI per far vedere come questo si muove bizzarramente quando estratto con un coltello o con una .45; appiccicare le suddette sequenze in ordine più o meno casuale: prima il cadavere, però! poi il resto. Manette in fondo. E avete finito il vostro inutile spin off. Pronti a spostarVi - cambiando i toni dei riflessi ed alcune delle facce corrucciate- a N.Y.?

   Alias Ah, mai sottovalutare il potere del lato oscuro. E il fascino degli incroci di doppigiochi, parentele, follia e sci-fi . Devo ammettere che ai primi passaggi avevo snobbato la serie, le prime stagioni le ho recuperate tutte in replica, ad un certo punto però, quando ho incominciato a mettere a fuoco tutta la questione di Rambaldi, sono caduto vittima di quest'ennesima produzione americana. E...no! il merito è solo in microscopica parte di Jennifer Garner che ha lo stesso fascino dell'automa Maria di Metropolis. No, il vero idolo qui è lui, il genio del male, del doppio gioco, della finzione del sentimento, adorabile tappetto che fa sua la massima dei Masnadieri, "il bacio sulla guancia e il pugnale nella schiena": Arvin Sloane.

   The Shield, seguìto con sistematica incostanza -utile a riscoprire il valore del non detto...- alla terza stagione le vicende di Vick Makey si sono arrotolate su loro stesse, l'arrivo -e la partenza- di Glenn Close, gli intrighi politici e le perversioni sessuali (ma soprattutto sociali), i problemi quotidiani di un gruppo di poliziotti e soprattutto della ricostituita Squadra d'assalto. Non tutte le puntate vanno a segno, il sottofondo moralistico e soprattutto -mi è stato fatto notare- il fatto che Mackey ne faccia di cotte e crude ma sembri sempre nel giusto (anche se ci sono dei bilanciamenti, chiaro) annoia non poco. La seconda annata era migliore con l'intrigo degli armeni e la doppia puntata diretta da Mamet con Rebecca Pidgeon sul pedofilo insospettabile. Non mi beccano più. Olè.

Forse ho dimenticato qualcosa. Nei prossimi giorni, vi avverto, arriverà qualcosa sulle novità della stagione.

scritto da LG @ 14:51  

Image Hosted by ImageShack.us


Image Hosted by ImageShack.us
Opera 9 - Your Web, Your choice
Creative Commons License

archivio