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2.1.06

2005 in musica


Non so neanche se sono quelli che ho amato di più, sicuramente sono gli album che hanno passato più tempo nel mio lettore quest'anno:

THE SUNLANDIC TWINS – Of Montreal

Un puzzle di citazionismi (non solo gli ovvi Beatles+Beach Boys e di conseguenza XTC: l’irresistibile Forecast Fascist Future rievoca le bizzarrie del primo Eno e nell’inciso cita quasi alla lettera Baby’s on fire, So Begins Our Alabee suona come i Devo, I was never young è puro Talking Heads etc) ma ricomposto con ironia, ottimo repertorio, i suoni di oggi e nessuna pedanteria.

Seri rischi di assuefazione.

ANOTHER DAY ON EARTH – Brian Eno
Il ritorno alla canzone One Brain lo fa alla sua maniera, usando la voce come uno strumento da trattare al pari degli altri (Voglio che la voce sia a-personale. Voglio disegnare io la personalità. Non può essere me, non è essenziale che lo sia). Ambient songs in barba ai nostalgici delle sue (meravigliose) canzoncine degli anni Settanta (fa eccezione il singolo This, che sembra fatto apposta per creare illusioni negli irriducibili).
C’è tutto il cinema e c’è Godard. C’è tutta la musica e c’è Brian Eno.

HAPPINESS – Sébastien Schuller

Malinconie e lacrimoni in salsa elettronica, un filo di voce che si fa lamento, canzoni vagamente lunari, spleen a palla tra il lofai (e il low-fi, davvero) e il cisei, come direbbe Bugo. Amabile fino al masochismo.

I’M A BIRD NOW – Antony and The Johnsons

Forse la teatralità è un po’ compiaciuta, forse Antony ci gioca un po’ coi suoi drammi (Un giorno crescerò e sarò una bellissima donna/ un giorno crescerò e sarò una bellissima ragazza/ ma per il momento io sono un bambino/ ma per il momento sono un ragazzo) ma quando si siede al piano e canta quella della messinscena è una questione che non conta più. Si aggiungano le presenze di Lou Reed, Boy George, Devendra Banhart, Rufus Wainwright (la struggente What Can I Do) e questo secondo album diventa un istantaneo oggetto di culto (ma il primo era più bello).

ODYSSEY – Fischerspooner

Dopo il primo album, più sperimentale e ardito, i Fischerspooner lanciano un florilegio di dance music malandrino come pochi: dopo un ascolto sei fottuto, impossibile scollare il disco dal lettore.

COME ON FEEL THE ILLINOISE – Sufjan Stevens

Sicuro vincitore di tutti i referendum musicali di fine anno, Sufjan Stevens con ILLINOIS, nel suo progetto utopistico di creare un album per ognuno degli Stati Uniti – il precedente: MICHIGAN -, sforna un’opera di maturità impensabile: folk, pop, musical, ballate, intimismi d’autore, persino avanguardia e minimalismo. Nulla manca e tutto sembra necessario. Impressionante.

ROCKET D.I.Y. – King Creosote

Omino tuttofare questo King Creosote fa sbucare dal suo cilindro un bouquet di pezzi fatti in casa di rara suggestione. Folk artigianale con corredo di diavolerie elettroniche e melodie sghembe che trapanano il cuore.

GUERO – Beck

Il bignamino di mr. Hansen, un riassunto esaustivo quanto brillante delle anime , già di per sé plurime, del nostro caro angelo. Criticare questo album significa rimproverare a Beck di essere quello che è. A voi le conclusioni.

PS - Il Suo sito è una figata senza senso.

PUSH THE BUTTON – The Chemical Brothers

Quando bisogna ballare i duri ballano. E fanno ballare. Dire che è il loro album più bello non è eresia.

CHAOS AND CREATION IN THE BACKYARD – Paul McCartney

Dietro questo miracolo c’è l’inconfondibile impronta di Nigel Godrich: il più ricercato produttore di questi anni (Radiohead, Divine Comedy, Air, il Beck di SEA CHANGE) sfronda tutto il consueto ambaradan maccartiano e riduce la questione all’essenziale. Il risultato: il baronetto suona quasi tutti gli strumenti e non ha accesso al consueto kit di carinerie e/o cafonerie che deturpava da anni il suo repertorio. A ben guardare bei pezzi ce n’erano anche in molti degli album recenti ma questi erano puntualmente funestati da arrangiamenti suicidali (si prenda come solo esempio la terrificante chitarra à la Knopfler di If You Wanna, pezzo mica da buttare, da FLAMING PIE, roba che veniva voglia di far volare il disco dalla finestra) e da ciarpame rifilato senza stare troppo a guardare. Ma non si limiti la questione all’illuminata line imposta da Godrich: Macca qui sfodera un insieme di pezzi da novanta, di ispirazione cristallina, melodie senza tempo di quelle che riescono solo a lui. Come non commuoversi con Too Much Rain o At The Mercy? E la bossa leggera di A Certain Softness? E quella delizia vintage che è English Tea? E Jenny Wren è una miniature delle sue, come non gli uscivano più dalla penna da decenni. E Riding To Vanity Fair ci dimostra che il signore avrà pure i suoi sessanta e passa ma che del pop si può fare arte se lo ricorda ancora.

Non fosse per un paio di (peraltro onesti) riempitivi si parlerebbe, senza tentennamenti, di capolavoro.

AERIAL – Kate Bush

Dodici anni per ritrovare la maga all’opera, dodici anni che si tramutano in un disco splendente, che cancella con un colpo di spugna la precedente, incerta prova (THE RED SHOES). In AERIAL c’è di tutto e di più: pianoforte e voce (A Coral Room, un brivido), il vago reggae di The King of Mountain, le inafferrabili melodie (Pi), le canzoni trasformiste (il finale latino di Sunset sfiora i limiti del kitch senza oltrepassarli ed è uno dei punti forti di questa stagione in musica), il delirio vocale (Aerial) etc etc. La madama ha avuto un figliolo e ce la smena col suo cuore di mamma ma la canzone che dedica al pargoletto (Bertie) è una sontuosa ballata medievale, mica pizza e fichi.

Subito nell’empireo accanto a THE DREAMING e HOUNDS OF LOVE.

Certa critica (soprattutto italiana) ha nicchiato, ma come non inchinarsi di fronte a chi duetta col canto degli uccelli?

Il mio disco dell’anno. E basta.

Inoltre: Yann Tiersen & Shannon Wright – YANN TIERSEN & SHANNON WRIGHT; Paul Weller – AS IS NOW; Mountain Goats – THE SUNSET TREE; Animal Collective – FEELS; Architecture in Helsinki – IN CASE WE DIE; Wolf Parade – APOLOGIES TO THE QUEEN MARY; Eels – BLINKING LIGHTS AND OTHER REVELETIONS; Bonnie Prince Billy - SUMMER IN THE SOUTHEAST; Four Tet – EVERYTHING ECSTATIC; Arab Strap – THE LAST ROMANCE; Caribou – THE MILK OF HUMAN KINDNESS; Daft Punk – HUMAN AFTER ALL; Oneida – THE WEDDING; The Books – LOST AND SAFE; Piano Magic - DISAFFECTED; Colder - HEAT

and many others…

Una possible playlist senza pensarci troppo su:

Floating – Deep Dish

Hang up – Madonna

The party’s crashing us – Of Montreal

The libertine – Patrick Wolf

Darkest star – Depeche Mode

Neighborhood # 1 (Tunnels)Arcade Fire

Men of station – 13&God

Strangest changes - A guy called Gerald feat. F. Quaye

My fair lady – David Byrne

Shake Break Bounce – The Chemical Brothers

Triumphant - Royksopp

Get confused – Fischerspooner

Heavy lifting – Ambulance Ltd

Warning shots - Thievery Corporation feat. Sleepy Wonder and Gunjan

Devil in the details – Bright Eyes

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scritto da LP @ 08:57  

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