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5.12.05

The Children of Uranium

In un mondo mutevole e ormai privo di verità rassicuranti, in cui non esiste né Dio né Satana, non esistono vere punizioni né premi, né Paradiso né Inferno, e neppure una pratica tangibile della giustizia o un codice morale di riferimento, in un mondo in cui i matematici affermano che due più due non fa più necessariamente quattro – è forse di qualche conforto pensare che la tavola periodica degli elementi offra delle certezze. Gli atomi sono i mattoni che costituiscono ogni cosa. Forse queste certezze sono troppo remote e risultano astratte e distanti – ma ognuno di noi cerca un inizio, un sistema, una definizione di struttura.
Per molti anni la tavola atomica è rimasta fissa a 92 elementi e il 92 è il numero atomico dell’uranio. Dopo la scoperta dell’uranio anche le verità della tavola atomica sembrano vacillare. Si può dire che dopo l’uranio niente è più come prima, sia sul piano reale che su quello metaforico. La scoperta dell’uranio e la ricerca sulla fissione nucleare e i risvolti di una civiltà globale in grado di distruggere se stessa ed il suo ambiente naturale semplicemente premendo un bottone, creano la necessità di investigare più a fondo su questa scoperta, per capire quali implicazioni essa trae con sé e quali responsabilità comporta. Siamo tutti figli dell’uranio.
Questo progetto è basato sulle verità della tavola atomica degli elementi da 1 a 92, ed è costruito attorno ad otto tra i più importanti e significativi figli dell’uranio: essi hanno profetizzato l’evento, collaborato alla sua nascita, sono stati tormentati dalla coscienza per questioni di responsabilità, hanno manipolato e continuano a manipolare il potere atomico minacciando la nostra esistenza. I Figli dell’Uranio vuole da una parte celebrare la verità degli elementi, i mattoni che costruiscono l’universo, dall’altra vuole servire da ammonimento: la manipolazione irresponsabile dell’uranio sarebbe in grado di trascinare l’intera tavola atomica di nuovo nel caos.
I Figli dell’Uranio presenta quindi un gruppo di personaggi particolarmente significativi nella storia dell’elemento radioattivo. Si tratta di Isaac Newton, ritenuto il fondatore della scienza moderna; Joseoh Smith, padre del movimento religioso dei Mormoni, il quale scavò in cerca del tesoro americano per eccellenza che si rivelò essere proprio l’uranio; Madame Curie, martire del potere delle radiazioni; Einstein, celebre profeta della relatività; Oppenheimer, che confezionò la bomba atomica, fu preso dai sensi di colpa e in seguito punito da un’istituzione anticomunista e dall’opinione pubblica xenofoba per la crisi di coscienza e la compassione mostrata in pubblico.; Krusciov, leader sovietico che smitizzò Stalin e fu aggressivo avversario di Kennedy; Gorbaciov, ultimo leader comunista della Russia sovietica, che promosse la distensione Est-Ovest e “dissinescò” la bomba, aprendo la strada al crollo del muiro di Berlino e frenando la corsa agli armamenti nucleari; infine il Presidente degli Stati Uniti d’America, Gorge W. Bush, la cui arrogante propensione alle armi minaccia tutti noi, ancora una volta.Otto stanze del Museo d’Arte contemporanea di Genova diventano le stanze degli otto protagonisti. I responsabili della scoperta e dello sviluppo della bomba atomica, delle inquietudini e delle tirannie legate al potere e al deterrente nucleare, così strettamente connesse con l’uranio, mettono sulla scena le autorivelazioni, le auto-accuse, le aggressioni e i sensi di colpa, per prendere coscienza del fatto che – in vario modo- ognuno di loro ha collaborato allo sviluppo nel mondo della prospettiva e della politica dell’autoannientamento, l’Armageddon finale con cui oggi dobbiamo convivere tutti. Non si può “disconoscere la conoscenza”; ognuno di noi deve prendere responsabilità di fronte al sapere, per quanto spiacevole esso sia.

Peter Greenaway

I Figli dell'Uranio - The Children of Uranium

Un'idea di: Peter Greenaway & Saskia Boddeke

Libretto: Peter Greenaway

Regia: Saskia Boddeke

Musiche: Andrea Liberovici

Genova, Museo d’Arte Contemporanea di Villa Croce fino al 18 dicembre 2005

scritto da LP @ 09:23  

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