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4.11.05

IL nudo e il morto: LUNAR PARK di Bret Easton Ellis


Sei una perfetta caricatura di te stesso

LUNAR PARK lo aspettavamo da sei anni, noi che di Ellis abbiamo letto tutto, che citiamo frasi dei suoi pochi romanzi a memoria, noi che sappiamo che Sean (LE REGOLE DELL’ATTRAZIONE) è il fratello di Patrick (AMERICAN PSYCHO) che Victor (GLAMORAMA) era il ragazzo di cui Lauren (LE REGOLE DELL’ATTRAZIONE) era follemente innamorata… Noi che l’ondata del minimalismo letterario negli anni 80 l’abbiamo vissuta (e a tratti quasi subita) in diretta (anche se, a ben guardare, minimalista era solo il primo libro di Ellis, MENO DI ZERO, l’unico, tra l’altro, ad essere stato unanimemente amato dalla critica – gli altri no, quasi sempre bistrattati, vilipesi, a volte trucemente attaccati), noi che conosciamo a menadito il Brat Pack (film simbolo: BREAKFAST CLUB – mediocre ma sintomatico, bandiera floscia di una generazione), manipolo di attorelli, presente, a pezzi sparsi, in un altro pugno di (brutti) film, e i loro cantori letterari [il trio Ellis (per l’appunto) – McInerney – Janowitz, i re dei party newyorkesi, scrittori à la page che tutti si contendevano]
In LUNAR PARK Ellis si pone al centro della narrazione, è il fulcro degli avvenimenti allucinanti che narra in prima persona: lo scrittore che riflette sul suo passato, i suoi eccessi, che decide di rientrare nei ranghi, accasarsi con l’attrice Jayne Dennis, madre di suo figlio, di mettere la testa a posto. Ma
il passato bussa alla porta: una festa di Halloween (narrata come un convegno di spettri da una sorta di Proust in acido) e, da quel momento, un continuo ricorrere di poltergeist, apparizioni, sparizioni, eventi inspiegabili… La dialettica tra realtà e finzione non si esaurisce nel gioco di un romanzo narrato come se fosse integralmente autobiografico, laddove si introducono personaggi e situazioni del tutto fittizi, ma va ben oltre: è quella tra un carattere reale (Ellis scrittore) e uno inventato (Ellis personaggio) che vedono il mondo nel quale agiscono sgretolarsi e rivelare, dietro di sé, tutti gli elementi dell’effettivo vissuto dai quali la finzione genera… E le manifestazioni di questo conflitto avvengono nelle forme dell’horror (Ellis omaggia Stephen King e cita esplicitamente Jack Torrence), usato sia come chiave di lettura che come genere letterario. Ecco allora che la villa dei sobborghi nel quale il protagonista si decide a vivere comincia a cambiare, assumendo le esatte fattezze della casa (reale) della giovinezza dello scrittore, i mobili si spostano, le pareti si scrostano rivelando, sotto la tinta posticcia dell’invenzione letteraria, l’effettivo colore della magione paterna. Ecco l’angoscia di un padre che sa che perderà, casa, moglie e figlio (non esistono se non nella messinscena letteraria, spariranno con il romanzo, e chi scrive lo sa), che vede in quel figlio, che tanto gli somiglia, se stesso in rapporto con un padre problematico, che vede ancora suo padre (cinico, arrogante, attaccato morbosamente al denaro) nel personaggio del suo romanzo più osteggiato, AMERICAN PSYCHO, che dalle pagine del libro prende vita e lo perseguita… Lo spettro della paternità… Le ceneri di un uomo che ha segnato la vita dell'autore che si spargono nelle pagine della sua opera, si infilano dappertutto fino alla loro dispersione finale. Insomma aleggiano e ululano i fantasmi di una vita in LUNAR PARK, metaromanzo che ha il merito di porsi subito come oggetto a parte nella produzione dell’americano, coraggioso tentativo ombelicale che regala un’anomala, a tratti geniale, autoanalisi di un uomo e di un’opera letteraria, ma anche un mea culpa beffardo corredato dal cinico sfruttamento dei propri sensi di colpa: un andirivieni tra mille pulsioni, incredibilmente esatto, espulso da un autore che senza nessun pudore si mette a nudo a favore dello sguardo dei lettori. E che riesce ad elevare la tensione pagina dopo pagina, in un tour de force sregolato ed incalzante, lasciando sullo sfondo quelle folgoranti descrizioni che hanno fatto la nostra gioia (l’ennui dei ricchi&famosi, i rampolli delle famiglie bene che hanno tutto e sono imbottiti di psicofarmaci, un cane sotto Prozac, le feste, le star, le droghe e l’alcool, tutto il sesso possibile) per porre il suo tormento compiaciuto in primo piano e arrivare alle ultime tre magistrali pagine che, con imprevista virata lirica, chiudono il romanzo su un brivido profondo.

scritto da LP @ 13:23  

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