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2.5.05

Magica imperfezione

Claudio AbbadoDopo Ariadne auf Naxos, Il Ritorno d’Ulisse in Patria e Peter Grimes, spettacolo severo e limpido dominato da un’ottima Vivian Tierney (maggiori informazioni qui), la stagione lirica 2005 del Teatro Comunale di Ferrara si chiude con il debutto di Claudio Abbado nella Zauberflöte.

Gli accordi che inaugurano l’ouverture emergono possenti dal silenzio e subito si dissolvono: le frasi di archi e fiati si rincorrono inarrestabili, i timpani intervengono con chirurgica irruenza, il suono è ricco e insieme teso, in quella mirabile congiunzione di nitore teutonico e freschezza mediterranea che è cifra caratteristica del Mozart di Abbado, non a caso giunto al Flauto dopo avere affrontato più volte, a Ferrara e altrove, la trilogia dapontiana. Il seguito dell’opera non delude: tempi incalzanti, rubati squisiti (il duetto Pamina-Papageno), pianissimi mozzafiato (l’inizio del secondo atto), eruzioni sonore di pura gioia (la scena del fuoco e dell’acqua). C’è, soprattutto, una costante attenzione ai cantanti, posti al centro del discorso musicale, mai percepiti come trascurabile propaggine dell’orchestra (l’eccellente Mahler Chamber).

Tutto perfetto, quindi? No, ma questo Flauto è una tale fucina di scoperte musicali (alcune pagine le ho letteralmente sentite per la prima volta, in tutto il loro fulgore, giovedì sera) che alcune difficoltà di comunicazione tra golfo mistico e palco (gli interventi corali fuori scena) non turbano più di tanto. Inoltre la produzione, proposta in prima assoluta a Reggio Emilia, verrà ripresa nelle prossime settimane a Baden-Baden e affronterà in seguito una tournée europea: con il rodaggio tali problemi saranno facilmente risolti.

Difficile da migliorare, invece, lo spettacolo di Daniele Abbado, che a dispetto di momenti riusciti è nel complesso un irritante pot-pourri di suggestioni liberty (la klimtiana apparizione della Regina della Notte) e stilemi in salsa Bollywood (Pamina in sari rosa): perennemente indecisa tra il racconto fantastico e l’apologo filosofico, la regia si risolve in una sequela di soluzioni più anodine che minimaliste, contrappunto decisamente modesto alla sontuosa componente musicale.

Passando ai cantanti, disastrosa la Regina della Notte di Ingrid Kaiserfeld, che stecca clamorosamente i famosi acuti delle sue due arie e (cosa ben più grave) si limita a emettere suoni (per giunta striduli e vibranti), rinunciando a delineare il personaggio. Matti Salminen ha una forte presenza scenica e una voce che ha conosciuto tempi migliori, le tre Dame (Caroline Stein, Heidi Zehnder e Anne-Carolyn Schlüter) cantano bene e sono deliziose a vedersi (anche se alcuni interventi non sono esattamente a fuoco) e lo stesso vale per i giovanissimi membri del Tölzer Knabenchor nella parte dei Fanciulli. Kurt Azesberger (Monostatos) interpreta meglio di come canti, cavandosela comunque decorosamente; fra i comprimari va citata la Papagena di Julia Kleiter, molto aggraziata.

Markus WerbaChristoph Strehl è un Tamino senza problemi vocali e scenicamente sicuro, lievemente anonimo sotto il profilo interpretativo. Rachel Harnisch, forse un po’ stanca (nel finale del secondo atto una frase “si spezza” a orchestra quasi muta), cesella un’(anti)eroina malinconica e nevrotica che riesce a vincere la propria insicurezza: non condivido comunque l’entusiasmo con cui Michelangelo Zurletti, su Repubblica, saluta in lei la migliore Pamina mai sentita (per rimanere in ambito contemporaneo, Malin Hartelius nel DVD registrato a Zurigo le è senz’altro preferibile). Georg Zeppenfeld è un Oratore monumentale e attento alle sfumature; Markus Werba, dopo qualche incertezza nelle prime scene, regala un Papageno vivace senza trivialità, impaurito ma non vigliacco, candido e sensuale, semplicemente da antologia.

Successo indiavolato: un quarto d’ora di applausi e un bis dell’orchestra, che ha replicato l’ultima aria di Papageno (solisti Jacques Zoon al flauto ed Enrico Cacciari al glockenspiel).

La prossima tappa italiana di questo Flauto (con sostanziali modifiche al cast) sarà a Modena, in settembre: prevista per l’occasione la registrazione di un CD e di un DVD, da distribuirsi nel 2006 in coincidenza con le celebrazioni per i 250 anni dalla nascita di Mozart.

E speriamo che l’anno prossimo Abbado ci regali un altro gioiello del genio di Salisburgo: personalmente gradirei molto una Clemenza di Tito, magari con Charles Workman nei panni del protagonista.



DIE ZAUBERFLÖTE - IL FLAUTO MAGICO
Singspiel in due atti di Emanuel Schikaneder
Musica di Wolfgang Amadeus Mozart


personaggi e interpreti
Sarastro Matti Salminen
L’Oratore Georg Zeppenfeld
La Regina della Notte Ingrid Kaiserfeld
Tamino Christoph Strehl
Pamina Rachel Harnisch
Papageno Markus Werba
Monostatos Kurt Azesberger
Papagena Julia Kleiter
Tre Dame della Regina Caroline Stein, Heidi Zehnder, Anne-Carolyn Schlüter
Tre Fanciulli solisti del Tölzer Knabenchor
Tre Sacerdoti Andreas Bauer, Danilo Formaggia, Tobias Beyer
Due Armigeri Danilo Formaggia, Sascha Borris
Tre Schiavi Matthias Bernhold, Martin Olbertz, Tobias Beyer

Festspielchor Baden-Baden
maestro del coro Anne Manson

Mahler Chamber Orchestra
direttore Claudio Abbado

regia Daniele Abbado
regista collaboratore Boris Stetka
scene Graziano Gregori
costumi Carla Teti
luci Guido Levi
movimenti coreografici Alessandra Sini

Teatro Comunale di Ferrara
Giovedì 28 aprile 2005, ore 19

scritto da SS @ 10:15  

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