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3.1.05

Follie dell’anno

Per il secondo anno consecutivo la tv di Stato snobba il concerto di Capodanno dei Wiener Philharmoniker, delegandone la diretta a Radio 3 (ultimo avanzo di servizio pubblico) e degnandosi di trasmetterlo (su Rai 2) solo dopo la conclusione di quell’immonda parodia autarchica che è il concerto dalla Fenice di Venezia (in diretta su Rai 1).

Nella sala principale del Musikverein di Vienna, diretti dal veterano Lorin Maazel (anche solista al violino), i Wiener propongono un programma come da tradizione dedicato alla famiglia Strauss e affini: alcuni brani celebri (su tutti l’Ouverture dell’operetta La bella Galatea di Suppé e il valzer Racconti del bosco viennese), molte piacevoli scoperte (ad esempio la polka L’emancipata di Joseph Strauss) e pagine meno entusiasmanti, comunque tutte composizioni spumeggianti, venate di melanconia sorniona e innocua malizia. Una festa nel ricordo di un’Austria felix che col passare dei decenni sembra sempre più il riflesso di una musica di frivola e sotterranea raffinatezza, in cui gli strumentisti sguazzano felici, concedendosi gustose gag (orchestra e direttore che accompagnano col canto, alternandosi, la Bauern-Polka) e regalando un suono maestoso e superbamente cesellato. Dignitosi i collegamenti esterni: escursioni nel mondo dei cristalli Swarowski, viaggi di piacere fra le delizie del panorama (e della pasticceria) viennese e gli immancabili balletti ambientati in sontuosi palazzi incantati (superiore alla media quello sulle note di Fata Morgana, blanda fantasia allucinatoria risolta con sobria eleganza). Insomma: un piacevole inizio d’anno, che deve alla luminosa tradizione e alla diretta mondiale una parte non indifferente del suo fascino.

La risposta italica: una roba imbarazzante. Si apre con il direttore Georges Prêtre al pianoforte, intento a canticchiare brani di un’operetta di sua composizione (ne ho rimosso il titolo) e a dichiarare il suo amore per la musica leggera. Un avvio da veglione Mediaset, e il concerto non smentisce in nulla le premesse. Uno smorto Rossini, due stucchevoli ballabili verdiani e un’overdose pucciniana, con un Reader’s Digest del terzo atto di Turandot (Nessun dorma appiccicato al finale dell’opera), i greatest hits di Madama Butterfly e l’intermezzo di Manon Lescaut. Ora, io amo l’opera italiana, ma i brani in questione (tratti - alla rinfusa - da drammi a dir poco lugubri) mi sembrano quanto di più inadatto a celebrare l’anno che nasce, presentandosi invece come perfetta pietra tombale di dodici mesi nefasti. Finale affidato al lamento di femmine imbelli (così lo definisce il libretto) di Nabucco e al brindisi di Traviata, il più menagramo della storia dell’opera (dopo quello di Macbeth). Esecuzione piatta, tempi mosci, balletti “alla viennese” non solo bruttini ma anche massacrati dalla regia (improvvide zoomate e carrelli volanti, dedicati indifferentemente ai danzatori e agli stucchi della sala teatrale), commentatrice Rai semplicemente inascoltabile. Peccato per Annalisa Raspagliosi, una Butterfly di grande temperamento. Memorabile il finale: Prêtre attacca il bis del Can can di Respighi (l’unico numero decoroso del concerto) e la diretta… sfuma! Mi sembra giusto: si è sottratto anche troppo tempo alla pubblicità.

Nella desolazione, una nota a margine. La Rai ormai ha fatto della risorta Fenice una sua sede distaccata: riapertura affidata al binomio Muti-Vespa, avvilenti concerti di Capodanno, mitica cerimonia di consegna dei premi della Mostra del cinema 2004… di tutto un po’. Con un’eccezione: la vera riapertura del teatro, la Traviata con la regia di Robert Carsen. Ma la tv pubblica non è fatta per l’opera… lo sanno tutti.

scritto da SS @ 11:42  

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