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3.9.04

VENEZIA 61 PARTE PRIMA

Quello che segue è il primo resumé della Mostra, a quasi tre giorni dall’inaugurazione.

A LOVE SONG FOR BOBBY LONG di Shainee Gabel
Drammone acerbo e stucchevole, con un Travolta gigioneggiante procacciatore di Oscar. CITAZIONISTICO.
5x2 di François Ozon
Ovvero, fenomenologia del matrimonio, istituzione che, come ebbe a dire Stendhal, costituisce un esempio tragico di azione contro-natura. Ironico perché/benché senza speranza, segna l’auspicata riemersione di Ozon dall’algida swimming pool. POSTBERGMANIANO.
THE MANCHURIAN CANDIDATE di Jonathan Demme
Demme aggiorna sapientemente il romanzo scritto in piena guerra fredda e, servito da un cast notevole (in primis la Streep) rinvigorisce un genere dato per morto. Ma non inventa nulla. CORRETTO
THE TERMINAL di Steven Spielberg
Nel non-luogo del JFK airport i reietti mettono a segno un’utopica rivincita. Dal realismo (Denied) alla favola (capra) e ritorno (I want to gohome). Sul film ritornerò in sede analitica dopo Venezia, e preannuncio un intervento/saggio calibrato, scevro da pregiudizi ideologici e non viziato da fervori tardoadolescenziali. SOSPESO
RUDAO LONGHU BANG di Johnnie To
Storia di amicizia virile con almeno una sequenza notevole. Ottimo artigianato, ma déjà vu... SERIALE
MYSTERIOUS SKIN di Greg Araki
La prima cocente delusione della Mostra. Abbandonati gli eccessi degli anni passati, il regista adotta qui uno stile televisivo con inserti alla playgirl moderatamente scorretti. Ovviamente non mancano mostriciattoli dell’altro mondo, ma la metafora del ratto extraterreste del povero infante è tremenda. Bravi gli attori. PIATTO
UDALIONNYI DOSTUP di Svetana Proskurina
La biografa di Sokurov tornerà presto al calamaio. Suggestive visioni invernali si alternano a dialoghi che paiono scritti dal pronipote fesso di Checov. VETUSTO
COLLATERAL di Michael Mann
Se la prima ora e venti è tesa e sottilmente ambigua, gli ultimi quaranta minuti, da quando il processo di identificazione di Foxx con Cruise viene esplicitato ed in generale la loro dialettica ridotta ad una manicheistica contrapposizione tra nichilista ed idealista, ne compromettono la perfetta riuscita. Ciò che poteva essere grandissimo è solo - si fa per dire - buono.
ULMERIANO
MAN ON FIRE di Tony Scott
Pensate al peggior action movie di sempre. Come Ozon, moltiplicate per due la sensazione di disgusto che quel film aveva in voi suscitato:Avrete un’idea seppur vaga del dolce sentimento che mi ha accompagnato al termine del videoclippone di Scott. Dopo l’exploit di Washington, i vari Bronson, Merli ed il buon Dirty Harry ci parranno delle collegiali timide e premurose. DEGENERATO
ROIS ET REINE di Arnaud Desplechin
Ad oggi, il miglior film del regista francese: un melange struggente e, a tratti, irriverente, di tragico e comico, ma anche uno straordinario encomium moriae. Devos e Almaric da urlo. Ci torneremo, sperando di non recensirlo nella sezione INVISIBILI. REGALE
PS di Dylan Kidd
Kidd si conferma ottimo dialoghista e regista corretto e piatto. Brava la Linney. SUNDENCIANO
TE LO LEGGO NEGLI OCCHI di Valia Santella
La Sandrelli ben diretta è adorabile, non diretta detestabile. L’esordio nel lungo della Santella pare la prova generale di un film che mai vedremo. DILETTANTESCO
MB

scritto da MB @ 19:34  

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