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12.8.04

Volo di not(t)e (13-14/08/2004)

O pace vasta e silenziosa,
pace profonda del tramonto.
Siamo così stanchi del cammino –
è così, forse, che si muore?

Suona così, nella traduzione di Andrea Casalegno (reperibile qui), la conclusione di Im Abendrot (Al tramonto), epilogo dei Quattro ultimi Lieder di Richard Strauss. Venerdì (ore 19.30, Radio 3) la voce di Renée Fleming (o quel che ne resta) li proporrà come preludio all’esecuzione in forma di concerto del secondo atto del Tristan und Isolde (protagonisti John Treleaven e Violeta Urmana). Regina della serata la giovane (nata, o meglio rinata, l’anno scorso) e blasonatissima (composta da membri delle maggiori formazioni sinfoniche, dai Berliner ai Wiener Philharmoniker passando per la Gustav Mahler Jugendorchester e la Mahler Chamber Orchestra, per citare le principali e per tacere di solisti quali Sabine Meyer e Natalia Gutman) Orchestra del Festival di Lucerna, diretta da Claudio Abbado.
Impossibile descrivere l’atto centrale della più grande opera di Wagner. Impossibile, ma soprattutto inutile. Il testo farraginoso e la griglia minuziosa e se vogliamo anche un po’ rompipalle (che MB mi perdoni) dei motivi conduttori non possono nulla contro il fiume della musica, che esprime con forza etimologicamente inaudita la bellezza notturna e funerea dell’estasi erotica. “Un concetto musicale della massima semplicità, ma puro sangue”: questo, nelle parole del compositore, il nucleo dell’opera.

L’amore, la notte, il sogno al centro anche dell’appuntamento televisivo di sabato (Rai 3, ore 14.35): La sonnambula allestita al Teatro Comunale di Firenze (gennaio/febbraio 2004) con la direzione (presumibilmente moscia) di Daniel Oren. La trama in breve: Amina, graziosa fanciulla svizzera, rischia di perdere il fidanzato a causa della brutta e involontaria abitudine indicata dal titolo, che la porta spesso e volentieri a infilarsi nelle stanze sbagliate. La favola tardo-pastorale sarà (si spera) guastata dalla regia di Federico Tiezzi, che (stando alle recensioni) legge l’intera vicenda come allucinazione di Amina, ospite di una clinica per malattie mentali. Non so che cosa aspettarmi (Tiezzi è capace sia di tonfi clamorosi, come uno stridulo Zio Vania rappresentato a Bologna alcuni anni fa, sia di lusinghiere riuscite, vedi la didattica ed elegantissima Clemenza di Tito alla Pergola di Firenze nel 2003), ma difficilmente si tratterà di qualcosa di noioso. E in un panorama (operistico e non) di polverosa routine, è quasi un lusso.

scritto da SS @ 10:49  

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