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13.8.04

Silence is sexy: La Chute de la Maison Usher (1928)

Francia, 35mm, 1288 m, 65' ca (17fps), copia imbibita, r.: Jean Epstein; st.: E. A. Poe sc.: J. Epstein, L. Bunuel, a.: Jean Debuncourt (sir Roderick Usher), Marguerite Gance (Madeleine Usher), Charles Lamy (Allan, l'ospite), Fournez-Goffard (il dottore), Luc Dartagnan (il maggiordomo), Halma, Pierre Hot; p.: J. Epstein (Films Jean Epstein); f.: Georges Lucas, Jean Lucas; scenografie: Pierre Kefer; costumi: Oclise; assitente alla r.: L. Bunuel; premiere: 5 ottobre 1928

Il cinema fantastico per tutti gli anni 10 e 20 del '900 è stato il campo della più avanzata sperimentazione, luogo fertile ad accogliere le teorizzazioni più varie e le espressioni personali di individualità eccezionali. In Germania in a partire da Lo studente di Praga di Rye (1913), Il Golem di Wegener e Galeen (1914), Homunculus di Rippert (1916) fino al fatidico '28 con La Mandragora di Galeen e Die Frau im Mond di Lang: si creò una comunità produttiva d'altissimo livello anche grazie a geniali registi, scenografi e operatori.
Negli stessi anni in Francia ha inizio quella che Richard Abel chiama la "prima ondata" del cinema francese. Le avanguardie artistiche ed una nuova generazione di cineasti dl 1915 al 29 danno vita ad una mirabile (per qualità e quantità) produzione teorica e pratica: L'Herbier, Gance, G. Dulac (e Artaud), Epstein, su fronti poetici differenti certamente, dal simbolismo al surrealismo all'impressionismo.
La Chute de la maison Usher nasce proprio da questo fermento: Epstein con l'aiuto del giovane Bunuel innesta sul racconto omonimo di Poe motivi da "Il Ritratto Ovale" (il dipinto che assorbe l'energia vitale del soggetto ritratto, il doppio) e dalla tradizione gotica, particolari iconografici (il castello, gli alberi) e tematici. La vicinanza ai percorsi surrealisti non deve trarre in inganno, Epstein guarda altrove, alla volontà personale ed alla percezione del mondo; Bunuel durante le riprese incontrò Maeterlink e non è difficile scovare influenze di quest'ultimo. Il risultato è estremamente composito sia nella narrazione sia nelle soluzioni tecniche sia, non è da sottovalutare, nei percorsi intepretativi. Se è la discontinuità del flusso narrativo a colpire lo spettatore è pur vero ch'essa è un portato che vien da dire necessario dell'impianto del film: l'uso ricorrente di doppie esposizioni (esseri umani che paiono sottoposti ad un morphing od a una distorsione), ralenti (molto efficaci quelli sui libri che cadono) e sovraimpressioni (la sequenza tutta del funerale con la strada di candele) sono la chiave di volta di un progressivo tentativo di espandere i confini del visibile - ben oltre che quelli della verosimiglianza, correlati funzionali alla resurrezione di Marguerite Usher. La sconfitta della morte, a costo di tremende battaglie, è resa da Epstein attraverso l'uso ricorrente di simboli evidenti (la copula dei rospi, la civetta, i fulmini, il vento) unita alla disgregazione del fondamento raziocinante che fonda gli eventi.
ALcune interessanti informazioni ed interpretazioni sono contenute nel breve saggio su Senses Of Cinema, corredato da bibligrafia.

Vito il 10 luglio 2004 in occasione della 3° edizione di Strade del cinema, musicato dal vivo da Mederic Collignon (flicorno, elettronica, voce). Putroppo le scelte del musicista e compositore a favore di una partitura disorganica costruita su effetti slegati si è dimostrata del tutto inefficace, forse per la palese difficoltà di accostare il simbolismo elettronico a quello sintetico e culturale del lavoro di Epstein.

scritto da LG @ 17:58  

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