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24.5.04

Omaggio a Jean-Philippe Rameau (1683-1764)

Avrei voluto scrivere di questo spettacolo ma, avendo trovato nel programma di sala le seguenti righe, cedo volentieri la parola.

Gli è successo più o meno lo stesso che a Watteau. La morte, gli anni che passano, il silenzio che scende... organizzato da dei confratelli che sapevano bene quel che facevano. Ora, il sole della gloria illumina il nome di Watteau e nessuna orgogliosa epoca della pittura può far dimenticare il più grande, il più perturbante genio del diciottesimo secolo. Abbiamo in Rameau il doppio perfetto di Watteau.

Ha cinquant'anni quando comincia a scrivere per il teatro. Fisico alto e magro; carattere al tempo stesso difficile ed entusiasta. Detesta la vita di società in un tempo in cui per l'appunto si raffinano le buone maniere, e in cui il fatto di non essere cortigiano non è che una stravaganza per nulla apprezzata. Musicisti e cantanti lo temono e lo detestano, all'Opéra. Lui ce l'avrà sempre con loro a causa dei passaggi che l'hanno costretto a eliminare, non potendo o non volendo eseguirli nel modo corretto.

E' nato filosofo, eppure la gloria non gli è indifferente. Ma la bellezza della sua opera gli è ancora più cara. Verso la fine della sua vita, qualcuno gli chiede un giorno: "Il rumore degli applausi piace al vostro orecchio più della musica delle vostre opere?". Lui resta qualche secondo senza rispondere, poi dice: "Preferisco la mia musica".

Non dubita un istante del vecchio dogma dei pitagorici: tutta la musica deve essere ridotta a una combinazione di numeri; è l'aritmetica del suono, come l'ottica è la geometria della luce.

Per un periodo tanto lungo quanto inspiegabile, non ci si ricorderà più di Rameau... il suo fascino, la sua forma così finemente rigorosa, tutto ciò sarà sostituito da un modo di concepire la musica in vista del solo effetto drammatico. La "trovata" armonica che accarezza l'orecchio farà posto all'armonia massiccia, amministrativa, facile da sentire, e si "capirà" finalmente!

L'immenso apporto di Rameau sta nell'aver scoperto della "sensibilità" nell'armonia: nell'essere riuscito ad annotare alcuni colori, alcune sfumature di cui, prima di lui, i musicisti non avevano che una percezione confusa.

Come la natura, l'arte subisce delle trasformazioni, descrive curve audaci ma finisce sempre per ritrovare il proprio punto di partenza. Rameau, che lo si voglia o no, è una delle basi più certe della musica, e si può senza timore seguire il bel sentiero da lui tracciato.

E' anche per questo che bisogna amarlo, con quel tenero rispetto che riserviamo a quei progenitori un po' sgradevoli, ma che sapevano così bene dire la verità.

Claude Debussy

Link

- alcune delle opere drammatiche di J-PhR (trama e notizie varie);
- J-PhR nei teatri del mondo(2004);
- un sito dedicato a J-PhR (note biografiche, libretti, indicazioni discografiche e molto altro, in francese e in inglese).

scritto da SS @ 13:51  

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