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13.5.04

The Heart is Deceitful Above All Things


Mi dedico a dimostrare che non sono il farabutto sconsiderato che tutti credono. Mi impegno a diventare la migliore lucertola del parcheggio di tutti i tempi, così un giorno potrò entrare dalla porta delle Colombe portando al collo l’osso di pene di procione più grosso che si sia mai visto e tutto il locale si azzittirà in segno di ammirazione e rispetto.
Da SARAH

SARAH è il primo romanzo di JT LeRoy (la J sta per Jeremiah e la T per Terminator, sigla con la quale firma, ragazzino, racconti per varie riviste), scritto a soli 18 anni (ma solo di un anno dopo è la rivelazione di un talento meno disturbante ma quasi altrettanto precoce, quello di Jonathan Safran Foer che con OGNI COSA E’ ILLUMINATA dimostra che è davvero possibile essere giovanissimi e debuttare con quella che sembra la prova di maturità di uno scrittore ultraquarantenne): stordisce la critica il mondo dipinto in queste pagine poiché dimostra compiutezza e peculiarità che poco avrebbero a che spartire con quell'anima dannata, tali da indurre persino a dubitare dell’effettiva esistenza dell’autore, identificandolo alcuni con il suo dichiarato mentore, Dennis Cooper, di cui JT LeRoy viene ritenuto mero pseudonimo. I punti di contatto tra i due scrittori non si fatica a trovarli (messo da parte lo scontato maledettismo) soprattutto a livello tematico (pensiamo all’angelicità marcescente di Sarah a confronto con quella di Ziggy il protagonista dello sconvolgente benché struggente romanzo di Cooper) ma una voragine li separa a livello stilisco: frammentato, allucinato, dinamico il taglio ultramoderno di Cooper, inaspettatamente sontuoso e quasi classico quello di LeRoy. La capacità nel combinare registri e toni, la padronanza a tratti magistrale di una scrittura asciutta e tagliente, le intuizioni incendiarie di cui JT costella il racconto delle avventure di un’Alice dichiaratamente lisergica (finalmente) per qualche tempo aumentano la leggenda della sua inesistenza(leggenda fomentata dalla reticenza dello scrittore che comunica inizialmente solo attraverso il sito internet , creatura mediatica di scafata furbizia che contribuisce in modo massiccio ad alimentare un piccolo mito intorno alla sua figura). Grande la sorpresa quando, caduto il velo, ci si trova di fronte a un ragazzino spaurito, tremante, con il viso di bambina. Di lì lo sciorinare standard di notizie sempre uguali, probabile frutto di un accorto e studiato tam tam che puzza di dispaccio a vantaggio dei magazine (e proprio): il romanzo che nasce da esperienze autobiografiche; una madre, Sarah, prostituta che all’improvviso abbandona la creatura; una vita en travesti tragicamente sulla strada fatta di marchette, violenza, droghe (tutte) e stenti. Dubbi, perplessità, molte contraddizioni partoriscono un monte di chiacchiere che diventa un monte di danaro, ma la parabola esistenziale di LeRoy, qualunque sia stata (ordinaria certo no) sparisce bellamente leggendo le pagine di quel libro, pagine in cui realtà e mitologie d'accatto si mischiano, simboli e riferimenti personali si accumulano; capitoli densi, originali, scritti dannatamente bene, a tratti acerbi (ma vorrei vedere) sputati fuori sulla scorta, dice JT, del consiglio dell’analista che lo strappa dalla strada e dalla tossicodipendenza. Verità e astuzie promozionali si intrecciano mentre lo scrittore è già l’idolo delle rockstar: Tom Waits lo intervista, Bono Vox e Suzanne Vega ne dicono meraviglie, i Garbage si ispirano a SARAH per la loro CHERRY LIPS. A un reading alla FNAC di Milano LeRoy si presenta con il viso coperto e una vaporosa parrucca bionda, timido e balbettante, sfugge gli sguardi e, accompagnato da Asia Argento, legge stralci del libro rannicchiato sotto il tavolo. Un’operazione orchestrata ad arte dice (e strilla) più di uno dei numerosi presenti. Può darsi ma è un dubbio tremendamente insignificante di fronte allo sfarzo letterario e allo spessore delle pagine di quel secondo romanzo che va ancora più a fondo, se possibile, nello scavo di un’esperienza di vita lacerata. Libro disperato e senza difetti, ironico ma anche sordido, che liquida la questione bizarre una volta per tutte: se dietro l’operazione c’è solo una presunta innocenza, quella dell’opera invece è certa, leggibile, se mi si passa il giochetto. Il successo è anche italiano: sono tre anni che al Salone del Libro i romanzi di LeRoy formano un’isoletta a parte nello stand della Fazi editore.


In questi giorni, alla Quinzaine cannense, Asia Argento presenta INGANNEVOLE E’ IL CUORE PIU’ OGNI COSA, scritto a quattro mani con lo scrittore, con un cast poco prevedibile (Winona Ryder, Ornella Muti, Marylin Manson, Peter Fonda, Michael Pitt e la stessa Argento): il figlio di cui si cianciava è questo film infine partorito e che ci titilla mica poco, stante la bonaccia che persevera in questo mare di celluloide nel quale ci ritroviamo a navigare sempre più di mala voglia, mossi da speranze (qualcuna) e forti timori di delusione (l’Asia è un continente imprevedibile). L’adattamento di SARAH, invece, inizialmente nelle mani (appropriate, mi pare) di Van Sant (il regista ha rinunciato: forse ancora scottato dal massacro critico, produttivo, distributivo di COWGIRLS in cui si cimentò nell’incosciente impresa di rendere per immagini la lucida follia del capolavoro di Tom Robbins) è caduto in quelle di
Steven Shainberg, regista del (a voler essere buoni, ma buoni sul serio) dimenticabile SECRETARY.

scritto da LP @ 18:05  

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