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17.5.04

Collateral_ansia
lungooo


"E non sei contento?! te lo vedi a Venezia, in anteprima!" La risposta a questa sgraziata notizia è taciuta ma aleggiante: "No che non sono contento. Devo schiodare le mie pesanti fondamenta per sottopormi ad almeno quattro giorni di sofferenza fisica e psichica".
Collateral (titolo non definitivo dicono da più parti), ultimo lavoro del prediletto Michael Mann sarà probabilmente alla Mostra. Forse no, in questo istante un trafiletto sulLa Stampa assicura solo The Terminal di Spielberg. E allora nemmeno si pensa di attraversare le steppe padane.
Comunque certo sarebbe un fuori concorso, una proiezione speciale o qualunque altra cosa la malata fantasia dei nominatori riuscirà a partorire. Perché dico questo? Perché c'e' il fatto che l'aura decadente del festival veneziano influenza - per me, L'Influenzabile - anche i film che vi vengono proiettati e pensare che un geniale maestro del marketing hollywoodiano come MM spedisca il suo ultimo nato ad intristirsi colà non mi fa per niente bene allo spirito. Come Woody Allen. No, non proprio, su.
Per uscire dall'ansia ho fatto qualche ricerca, composto sciarade, propiziato gli dei e ne è uscito un quadro articolato con squillanti trombe di gloria ed inquietanti incroci.
Ali ma soprattutto la cocente delusione prodotta dal fallimento alla prima stagione della stupenda serie televisiva R.H.D., avevano reso chiaro a qualunque ipovedente che il successivo lavoro di Mann sarebbe stato in seno al mainstream e certamente un'altra manifestazione di potenza personale. Una lucidata all'immagine ed alle relazioni nell'ambiente.
I progetti, nomi di film come al solito germogliano ogni giorno, MM poi ha tutta una storia di produzioni mai iniziate ma pronte per esserlo, abbandonate per il futuro o per sempre (il film di Miami Vice, Gates of Fire, The Few, The Arms and the Man -seeee, vediamo se lo fa davvero- etc etc).
Collateral giace da tempo (il '99, circa) sugli scaffali Dreamworks, è una sceneggiatura originale di Stuart Bettie (Pirates of the Caribbean) rivisto da Frank Darabont.

Il succo della storia è che il sicario Vincent (Tom Cruise) affitti il taxi di Max (Jamie Foxx) per una notte intera a Los Angeles e quando questo si rende conto che sta scarrozzando il simpatico uomo d'affari in giro per omicidii il rapporto si complichi ulteriormente. In più la polizia starebbe dando loro la caccia.
Bettie racconta che l'idea gli venne nell'89 prendendo un taxi dall'aeroporto a casa: "It just occurred to me that cabs are a very unique place in our world where two total strangers get into very close confines with each other and trust each other implicitly. And the driver's got his back to you. It just seemed ripe for tension and (felt like there was) a great movie in there. That's really where it came from." L'idea passa tra le mani di una serie infinita di registi e attori (anche Russel Crowe e, contattato da MM, Val Kilmer -o quel che ne resta), La HBO se ne interessa, il titolo passa ad essere "The Last Domino". Non se ne fa nulla. Mann si interessa, cambia il setting da New York a Los Angeles e acchiappa Tom Cruise; […] as far as day to day writing, that's all Michael now," dice Bettie "It's his film now" (Martin A. Grove, Hollywood Reporter). Il fanatico inizia a provare interesse. Los Angeles era la città di Heat e soprattutto di R.H.D. telefilm per il quale le location erano fondamentali essendo girato -in digitale- tutto in esterni e di notte, Gusmano Cesaretti, excutive producer, still photgrapher e location hunter fin da Miami Vice (sue le foto lunari nella casa di Dente di Fata), ha sempre dato grande gioia agli appassionati. Il cast si compone gioioso di novità, Mark Ruffalo, Tom Cruise (che fa un po' paura, lo ammetto), Javier Bardem e di re-entries, Barry Shabaka Henley (Ali -il figlio di Elija Mohamed- e R.H.D.), Dennis Farina (ex poliziotto di Chicago, già con MM in Strade Violente), Bruce McGill (l'amico aviatore scemotto di MacGiver, già in Insider e Ali), Emilio Rivera (R.H.D.), Jada Pinkett Smith (Ali). La voce interiore verso dicembre 2003 emette un mezzo acuto quando Adam Sandler viene contattato. Poi sostituito dal grandissimo Jamie Foxx (Bundini Brown in Ali). Dai. Così sì che fa tremare. Ma quando esce. Quando esce. Devo saperlo. Si girano scene di completamento in marzo.
Fin qui l'avid fan che è in me aveva sorvolato su tutto il resto. Che fesso. E allora nuovi contorcimenti, nuove ansie. Esagerato. Ma che ci posso fare se non so se ho amato prima il cinema o prima solo Michael Mann? No, insomma, siamo sinceri, non saprei proprio dirlo. E' l'intero universo di quello che mi affascina e stupisce ancora. E' la dedizione totale ed il rigore definitivo. E' il narratore visivo che guarda Edward Hopper nelle palle degli occhi.
E mi chiedo cosa aspettarmi dalla sceneggiatura. Bettie non è che abbia fatto molto. Darabont non è il mio tipo. La Dreamworks mi fa tremare i polsi. Certo è sempre A Forward Pass Production - ancora una volta mi rendo conto di quanto i nomi delle case di produzione dei registi si attaglino a loro stessi (i registi intendo). Dante Spinotti non c'e', ma nemmeno Emmanuel Lubetzky. Cosa vogliono Diane Bee e Paul Cameron? La prima direttore della fotografia degli ultimi due film di Jane Campion (c'e' anche Mark Ruffalo di mezzo!), bella nei trailer. nulla da dire. Il secondo, suo assistente, incaricato per Sena (Gone in 60 seconds e Swordfish) e per l'ultimissimo Tony Scott. Perché diavolo. perché mai questi due. Cosa vogliono da Lui. E i montatori (1 2 3)chi sono?!
Tornato quasi raziocinante mi rendo conto che sarà un film in digitale, almeno per l'80% e che ci sta un cambiamento, certo, che diamine.
"In our system, we impose on everybody the grammar and syntax that we are shooting film. All the disciplines apply, and that's very important on the floor during production. We are mixing a digital culture with a film culture, and it has to be film grammar" così dice MM a Carolyn Giardina sull'Hollywood Reporter del 27gennaio. Si dilunga con una dose di nozioni tecniche corposa sui vari tipi di cinepresa utilizzate, su quale formato sia risultato il migliore, sul fattore -minimo- di compressione (tanto per essere chiari, lo stoccaggio di 1 terabyte di dati costa 50.000$ ed erano 330 tera, mica scherzi), sull'aspect ratio 2,27:1. "You have to know what you want, more so than film. In film, you can rely on certain conventional looks, almost like a perceptual preset about what you're used to having. Not so in video, it's a much broader spectrum so you have to know what you want. Ecco allora i montatori, sono per l'AVID, speriamo Doev Honig non se la sia presa. "What I like about the Viper is it sees colors, it sees things, in a different way," Mann says. "People are reaching for more expressive ways to visualize and have emotional impact. That's what it all comes down to, the emotional impact to tell a story." Viper FilmStream è il macchinario prescelto -assieme alla Sony CineAlta F900 HD - primo regista a testarla e, necessariamente, a modificarne struttura/maneggevolezza e sistema di gestione dei dati.
Che sollievo. Mann come al solito non cincischia "Everything is pretty much driven by story, and this whole picture takes place at night, I wanted to see into the night. I wanted the night to be alive so that it becomes very three-dimensional. That's what I was trying to get". Il malato dentro di me prende ancora una volta contatto con le parole ricorrenti del regista, maledetto bofonchiatore con accento imbastardito di Chicago. Vai che mi hai convinto. Ci sarò, maledizione, pure a Venezia. Fosse pure Macao o Timbuctù.
E quando il teaser si fa largo nelle nebbie del web c'e' una maledetta emozione, non lo posso negare. A costo della noia di molti (i lettori giunti sin qui) la tranquillità mia.
E godetevi il trailer se avete voglia.

scritto da LG @ 23:11  

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