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26.4.04

Recitar cantando (4)/Charles Workman

Timbro tutt'altro che sontuoso, volume scarso, pronuncia altalenante: eppure, Charles Workman si fa amare al primo ascolto per la dolce musicalità, la pregnanza interpretativa, la meditata nobiltà che traspare da ogni accento, dal minimo gesto. Il repertorio (in senso ampio) settecentesco, magicamente sospeso fra stile galante e lampi neoclassici, sembra scritto nel destino e nel DNA del tenore statunitense: la facilità con cui passa dalle arcadiche e superbamente contraffatte volute del PULCINELLA di Stravinsky ("derivato" da brani autentici e non di Pergolesi et alii) alla regale disperazione di IDOMENEO (rigorosamente uncut, senza sconti, nessuna scappatoia, ad Ancona nel 2002, direttore Gerard Korsten, regista Pier Luigi Pizzi) lascia senza fiato. E inoltre: nessuno ha mai detto che i teatri d'opera debbano ospitare concorsi di bellezza (anche perché la materia prima scarseggia), ma ogni tanto fa piacere imbattersi in un cantante capace di sommare charme vocale e scenico e di rendere quindi plausibile la seduzione in maschera di un personaggio come Ferrando nel COSÌ FAN TUTTE (sotto la direzione di Claudio Abbado nell'allestimento firmato da Martone a Ferrara nel 2000, in occasione del quale è stata ripristinata la splendida aria del secondo atto, "Ah lo veggio, quell'anima bella" - una produzione che ha meritato, udite udite, l'onore di una diffusione televisiva pomeridiana, uno degli ultimi rigurgiti di servizio pubblico targati Rai -).

scritto da SS @ 13:00  

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