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3.4.04

OTTANTA



". . . Jim, lei non ha mai intuito l'economia gentile e astuta che stava dietro l'approccio agli oggetti virgolette crudo, trasandato e naturale di quest'uomo. Il modo in cui, oh quant'era evidente, provava e riprovava un'inclinazione all'indietro sulla sedia. Il modo in cui studiava gli oggetti con occhio da saldatore, in cerca di quelle giunture centrali più robuste che reggono anche quando sono messe alla prova del più animalesco degli stravaccamenti. Mai... lei non ha mai capito che l'autopercezione che Marlon Brando aveva del suo corpo era talmente acuta da non fargli avere bisogno delle buone maniere. Lei ancora non capisce che con quel suo modo virgolette noncurante lui stava in realtà toccando le cose come se fossero parte di sé. Del suo stesso corpo. Quel mondo che sembrava solo strapazzare era per lui senziente. E nessuno... e lei non l'ha mai capito. Altro che uva acerba. Non si può invidiare qualcuno che sa essere così. Rispettarlo, forse. Magari di rispetto voglioso, a dirla proprio tutta. Non si è mai resa conto che Brando, in ogni occasione, su ogni palcoscenico, da una costa all'altra, stava mettendo in atto l'equivalente di giocare un tennis di alta qualità, Jim, è questo che stava facendo. Jim, lui si muoveva con la grazia di un pesciolino noncurante, come se fosse un solo, grande muscolo, ingenuo come tutte le creature muscolari ma sempre, bada bene, un pesciolino al centro di una corrente chiara di fiume. Quel tipo di grazia animale. Il bastardo non sprecava neppure un movimento, ecco che cosa rendeva arte questa sua brutale assenza di cura . . . "
D. Foster Wallace - Infinite Jest

scritto da LP @ 12:21  

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