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15.4.04

La passione per la pubblicità.

Basta!
E' ora di dirlo. Il film di Mel Gibson è una vera e propria bestemmia cinematografica.
Non se ne può più di sentirne parlare ovunque. Pubblicizzato come un preciso lavoro di documentazione, è in realtà un'ammucchiata all'americana di stereotipi horror da 4 soldi. Bambini deformi che corrono dietro a Giuda, Pietro che vede gli alieni, vermicelli alla diavola e nani deformi. A poco più di 10 minuti dall'inizio del film, un mio amico molto credente, di quelli che vanno in chiesa tutte le domeniche (nonché critico cinematografico), mi si è avvicinato e mi ha detto: "Ma cos'è, il signore degli anelli?". Gesù non ha mai trasportato tutta la croce ma solo il palo che regge le braccia, per il semplice motivo che neanche superman avrebbe potuto sorreggere il peso dell'intera croce. Non parlava in latino e forse, a giudicare da quanto riportato nel vangelo di Giovanni, la sua tunica non era neanche ridotta così male, se i romani se la sono giocata. E il finale alla terminator?
Buona l'intuizione della goccia e le scene della madre insieme ad i flashback. Il resto è il frutto del delirio di uno psicopatico molto ricco, il quale può permettersi di pulire la sua coscienza di macellaio di vitelli (i vangeli più antichi vietano di togliere la vita a qualsiasi essere vivente) con un film dai costi molto elevati.
Questo film non fa che confermare la regola in base alla quale

la quantità di pubblicità applicata ad un film è inversamente proporzionale alle sue qualità.


Ovviamente il massimo del nostro rispetto va allo scenografo Francesco Frigeri che è tornato sul lastricato calcato da Pasolini ed ai costumi impeccabili.

P.S. non prego spesso, ma la prossima volta Signore, quando lanci i fulmini, prendi meglio la mira. NON ANDATE A VEDERE THE PASSION.

scritto da FS @ 01:09  

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