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1.4.04

La classe dei tempi

Nei commenti ad un post poco sotto NRM parla del regista Ron Howard come di un classico a venire in risposta ad alcuni dileggiamenti verso "A Beautiful Mind".
Può R.H. stare nella stessa categoria di H. Hawks e F. Capra?

Classico è nella romanità un poeta eccellente, perfetto poi, per estensione, qualcosa (o qualcuno) esemplato su tale modello o "tipico". Nella storia dell'arte e della letteratura classicismo è etichetta che identifica epoche ed ideali molteplici. Per il cinema la faccenda si complica, per ogni cinematografia nazionale si può identificare un periodo più o meno lungo in cui per modo di produzione e quantità si possa affibbiare tale denominazione - a prescindere dal fatto che qualche storico o teorico si sia già preso la briga di provvedere. In più non c'è locuzione più ricorrente nelle descrizioni (per lo più) orali di "questo film è un classico", senza barriere politiche ciò si riferisce all'enciclopedia culturale socialmente condivisa ( Ombre Rosse qui sta con Il Porto delle Nebbie, con Tutti gli Uomini del Presidente, con Roma Città Aperta, La Corazzata Potiomkin, Lo Squalo etc.): si dà in questa accezione l'influenza delle mode culturali assieme con le taciute attribuzioni di valore (La Donna della Domenica meglio di Oedipus Orca) che scorrono sotto la pelle di ogni storiografia.
Niccolò si riferiva però al cinema classico per antonomasia, quello americano, per il quale i fondamentali studii di David Bordwell, Janet Staiger e Kristin Thompson hanno individuato i tratti e le prassi spesso poi utilizzati anche in contesti differenti. Ci sono elementi tecnici (tipo di montaggio, uso delle luci, scelta degli ambienti, schemi di sviluppo narrativo e di sceneggiatura) e produttivo-sistemici (studi di posa concentrati, un cartello di case di produzione potenti, uno star system).

Certo la Nuova (Nuova-Nuova) Hollywood è molto differente da quella degli anni '40 ma proprio la memoria di quei fasti che furono, dell'era dell'utopia del macchinario perfetto portano all'odierna riproduzione di alcuni di quei fattori.
Il buon Ron Howard, dunque, regista e confezionatore sempre aggiornato, garante di successi (si considerino i premi di produzione (Oscar) appioppati ai suoi film) ha elementi di classicità - esemplati da quel periodo, come dicevamo all'inizio: star di successo e ricorrenti, impianto registico che se non è più del tutto "trasparente" è solo sporcato dalla tecnologia e del videoclip, costanza produttiva.
La classicità è una categoria a posteriori al contrario (forse) della postmodernità inglobante presentificatrice di tutto e quindi anche dei tratti classici(stici).
Cosa sarà classico nel futuro? O meglio ancora quali sono i candidati ad esserlo secondo i canoni di oggi? R.H. perché no, al modo di John Sturges, Barry Levinson con i suoi tratti di personalismo, i dispersi Peter (Hyams & Yates), John McTiernan, Gore Verbinski, i Coen, ancora i fratelli Weinstein (David O'Selznick), Bruckheimer e Bay (Lewton e Tourneur, l'orrorre, l'orrore), R. Emmerich.
Ognuno con quel pizzico che oggi si chiama classico e di cui poi che si dirà?
Maniera?


1/04/2004 Masters of Cinema acquistato dal nostro Ron? Ma va là

scritto da LG @ 17:22  

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