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7.3.04

Onde Elettrodomestiche (3) - lungo

Venerdì ore 20:50 e 21:50 circa, Italia1


Dopo la riproposizione degli episodi scelti dagli spettatori (?-!) torna CSI-Crime Scene Investigations con il primo episodio della terza serie ("La vendetta va servita fredda"). Piacevole conferma per chi ama la serie creata da Zuicker e prodotta da Jerry Bruckheimer, evidente "colpevole" quest'ultimo dell'impianto cromatico e dell'uso degli effetti digitali, punto di valore e forza dello spettacolo assieme alle spesso intricate e non decerebrate storie di Zuicker. Si conferma subito la netta superiorità al side show della medesima truppa produttiva, CSI: Miami, assai meno curato, da ogni punto lo si voglia guardare, visivo, narrativo, tecnico; presto si attende lo sbarco di CSI: New York, altro carro-armato messo in piedi per liberare la CBS dalla concorrenza di Law and Order (nelle sue varie vesti e versioni), in una rincorsa che porta le produzioni alla progressiva normalizzazione, all'ordinaria raccolta di episodi da piedipiatti con la lente d'ingrandimento.
L'originale CSI è però di tutt'altra pasta, scontata la formula (44 minuti, due storie, pochissime eccezioni in 43 episodi totali) gode di un ottimo cast, un buon livello di scrittura e, come dicevo, di un apparato visivo quasi innovativo. Su tutto il personaggio di nerd molto fico di Will Grissom affidato ad un ottimo William L. Petersen che con abile e sottile arte riesce ad evitare la caduta nel misticismo della sconfitta di fronte al mondo brutto-brutto su cui invece campa malamente il David Caruso a Miami.
Un solo episodio a serata nella nuova programmazione di Italia uno che pensa bene di accoppiare al noto la nuova serie Nip/tuck, preceduta da campagna pubblicitaria di sole due settimane ma, a dire il vero, assai più lunga se si considera l'inquietante promo autoreferenziale messo in atto dalla trasmissione "Bisturi" [torneremo sulla questione della FOXizzazione (e murdochizzazione) di Italia1 quanto prima].
Forse è precoce azzardare un'opinione dal primo episodio ma le ultime due settimane passate e vedere e rivedere la magnifica ed innovativa serie R.H.D. (stesso ideatore di Law and Order, produttore esecutivo Michael Mann) mi hanno costretto a considerare la semplice struttura della narrazione per episodi (che R.H.D. rivede e sradica): micro-trama iniziale - (interruzione pubblicitaria, non rispettata in Italia) - sigla - ripresa da elicottero sul setting geografico - conseguenze della trama iniziale sui personaggi.
Semplice ma è così, almeno ai giorni nostri e Nip/tuck non è eccezione: dopo una sigla piuttosto stylish (mi vergognerò domani del termine) tutto va come ci si aspetta, i due protagonisti, opposti per carattere, sono chirurghi plastici che fanno palate di soldi, tra rimorsi, ricordi fastidiosi, mogli infelici e modelle dalla chiappedimarmo (e silicone).
Certo una scelta di questo tipo permette di assicurare una certa modularità (le operazioni) e contemporaneamente promettere una certa evoluzione (i problemi famigliari, le mafie) ma l'episodio pilota (il cui titolo è "Pilot") non è un gran stuzzichino, i dialoghi sono risibili (tronfi e verbosi i commenti sulla società), l'uso del setting è qualunque, non fosse che qualcuno parla in spagnolo (ma pure a Los Angeles succede, che diamine) e forse troppo sfruttato (da Miami Vice a CSI: a proposito, i due protagonisti sembrano i colpevoli d'un episodio di quella serie). Se l'azzardo è tutto nel far vedere "operazioni chirurgiche" realistiche (ma, nota maschilista, non si vedrà mai un capezzolo femminile nonostante l'ampia quantità di protesi) ed un po’ di varia materia organica qualche dubbio è lecito, ma attendiamo le prossime puntate, speranzosi di qualcosa da mettere sotto i denti.

scritto da LG @ 21:49  

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