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19.2.04

il trailer come strumento del revisionismo storico

passa in questi giorni alla tele il trailer del terzo capitolo di un film parodistico, che qualche anno fa partendo dallo sberleffo della serie “scream”, ottenne un grande successo profanandone le atmosfere horror con massicce dosi di umorismo giovanilista. la legge del mercato insegna che il sottotitolo o la frase di lancio del film può far lievitare di molto gli incassi al botteghino. è una specie di calcio di rigore: spettatore acchiappato/spettatore perduto. per concepire quelle frasi vengono reclutati i più promettenti e validi studenti di lettere e docenti di scrittura creativa del nordamerica, che dietro compensi milionari partoriscono ogni anno decine di questi lasciapassare per il successo. nel caso in questione loro non c’entrano, temo che la colpa sia di un traduttore il cui compenso rosicchiato dall’inflazione è stata motivazione sufficiente per fargli partorire frettolosamente quell’ “una risata vi seppellirà”. la frase, come buona parte degli slogan politici, non mi risulta essere protetta da copyright. eppure andrebbe lasciata stare, perché alle mie orecchie evoca fatti distantissimi da quella scialba parodia di eminem che la precede nel trailer. quella combinazione di parole campeggiava sui muri e sugli striscioni della bologna del ’77. gli indiani metropolitani, radio alice, gli scontri con la polizia, andrea pazienza e frigidaire, i clash in concerto e i contestatori che gridavano “we are crass, not clash”. e infine lo sberleffo situazionista come strumento di sovversione. “una risata vi seppellirà”, appunto. per il momento, causa tesi, mi ritrovo immerso nella parigi di quello stesso decennio, a saint german-des-pres, rive droit. dove capitava che seduti a un tavolino de la closerie de lilas si vedesse arrivare al bancone un affamato salvador dali. scendendo le scale del proprio palazzo succedeva di scambiare l’inevitabile buongiorno/buonasera con un mick jagger di passaggio. mi sono ritrovato a rileggere le gesta della banda dei cottrell o la storia del folle produttore cinematografico jean-pierre rassam, suicidatosi a 43 anni non prima di aver incarnato la più grande utopia del cinema francese (a parte l’utopia del cinema stesso, che è fuori concorso). qualcuno obietterà che qualche decennio prima si sarebbe corso il rischio di inciampare in beckett o joyce o marcel proust, eppure questo sito su cui sono capitato è riuscito nell’intento (oltre che di ossessionarmi paurosamente) di farmi provare una folle nostalgia per un tempo e un luogo in cui non sono mai vissuto.

scritto da ST @ 16:44  

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