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16.2.04

Casualità Elettrodomestiche

Ingravallo & Montalbano.Il caso è spesso creativo. Domenica sera si è consumato un incontro poliziesco in un salotto del nord italia. "Un Maledetto Imbroglio" (videoregistrato) termina ed inizia su rai1 un episodio della prima serie del Commissario Montalbano.
Il primo, del 1959, è una riduzione -così nei titoli di testa- dal romanzo di C.E. Gadda "Quer pasticciaccio brutto de via Merulana". Il secondo l'adattamento da uno dei romanzi di Camilleri.
I valori letterari in campo in tutta evidenza sono sbilenchi ma non è questo il punto, parliamo di incontri purovisibilisti.
Pietro Germi, regista del primo, interpreta il commissario Ingravallo alle prese con un gran pasticcio, un furto, un omicidio, strani personaggi a Roma, in un'Italia che inizia ad uscire dalla povertà. La risoluzione della trama gialla è gestita con il mestiere (e l'abilità) che ci si aspetta da Germi ma la vera stoccata è la messa in scena di sé stesso: alto, affilato e nordico (nato in Liguria) il nesso Germi-Ingravallo propone un'interessante via italiana al giallo, imprevedibilmente trasportabile fino a Montalbano-Zingaretti.
Per l'azione di entrambi è fondamentale l'arma psicologica, la capacità di mutare registro e tono di voce con inquisitoria rapidità, la meditazione solitaria (in casa per Ingravallo, a casa e nuotando per Montalbano), in comune poi, oltre alle figure di alleggerimento comico (i colleghi tonti o sempliciotti), un rapporto telefonico con le fidanzate, irraggiungibili, negate parentesi famigliari. Entrambi subiscono un mondo di piccola criminalità, vizi provinciali (diciamo così anche se "Un Maledetto Imbroglio" si svolge, direi, in un palazzo che da su piazza Farnese a Roma), una sezione sociologica che li innervosisce e disgusta profondamente: in questo senso da leggere l'estraneità radicale di Germi/Ingravallo, regista/protagonista che cerca di connettere i fili della vicenda, ed i suoi sbalzi d'atteggiamento, comuni pure a Montalbano (a questo proposito le tecniche di interrogatorio e l'uso per smuovere le acque dei media -telefono o tv che siano). Quest'ultimo di suo agisce in un luogo dell'immaginario come la Vigata camilleriana, ha un accento non estraneo all'ambiente ma ugualmente, seguito dall'abile regia contemporaneamente è immerso ed estraneo al milieu (ancora il legame con la terra ferma).
Nè Maigret nè tenente Sheridan (ma chi ha memoria televisiva più profonda della mia, smentisca), i due sono innervati da una prepotente fisicità che si tinge di toni tipicamente italiani, immersi in un universo di dettagli che è solo ed esclusivamente italiano, oltretutto compresi in un sistema enunciativo che ha i tratti della ferma classicità: quella pacatezza retorica -con picchi e follie estemporanei- che fa di Germi un maestro e che la serie di Montalbano sa riprendere in consonanza con il mezzo televisivo.
In barba alle pacchianate di Rivombrosa ed ai mestieranti, i pessimi attori e le altre piccolezze che si spacciano all'utenza affamata. Per la cronaca Montalbano andrà in onda per altre domeniche in attesa di nuovi episodi. Un Maledetto Imbroglio era schiaffato nella profonda notte d'essai di rete4.
Il caso ha bisogno di un vcr.

scritto da LG @ 22:39  

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